sabato 16 agosto 2014

La casa col sole che tramonta a est


"Il conformismo è la scimmia dell'armonia." (Ralph Waldo Emerson)

Quella mattina Natalia lo aveva svegliato e lui aveva in mente di telefonare ai suoi urgentemente perché credeva di aver lasciato la Panda in un parcheggio non autorizzato in via Roma: non trovava la macchina e dopo un sogno aveva ricordato di averla lasciata in un divieto di sosta.

Stava in un altro mondo dove la realtà era fatta di sogno e le realtà alternative che ogni giorno scegliamo tra le tante possibili vivevano in una fusione simbiotica insieme. Un passato che confluiva nel futuro e un futuro che interagiva con il passato, qualcosa impossibile da spiegare concretamente: si trattava di sensazioni, o come direbbe “ il Santo” di espressioni. In quel periodo non assumeva droghe.

Solo un regime di sesso eccessivo: era entrato in uno sfasamento ormonale. Pensava che le cose potessero cambiare e viveva e agiva di conseguenza; era stonato, svalvolato, stemperato: girava a vuoto all'interno di un sistema che comunque se l’era ingollato e inalato in un battito di ciglia. Un mondo a parte, nemmeno lontanamente scrutabile, avvolto in un doppio strato di alluminio. Chissà quante volte il sogno era stato quello che adesso stava vivendo!

Un sole caldo gli asciugava gli occhi facendo rientrare le lumache dentro al guscio e riportando i suoni della notte lontani. Vibrava la voce di quel prodigio della natura ma non era niente rispetto al groviglio di pensieri che assalivano Pippo, che a quei tempi viveva di oneste razionalizzazioni e non concedeva ne cedeva nulla ai suoi bulbussiani impulsi irrefrenabili; non era quello il momento ne lo spazio giusto per abbandonare la sua mente e per lasciarsi flangerare nella sua coscienza dove presente, futuro, passato, sogno e realtà convivevano grazie ad un’elastica armonia basata su comode scarpe che calzava solo quando proprio doveva.

La vita è il mio giaciglio e devo starci il più comodo possibile. 

Il codice del fluxus impone rigorosamente di stare scalzi: avete mai passato un’intera giornata a piedi nudi? Siete sempre i soliti occidentali! Ma dove vivete? In Inghilterra o in Canada? Peppario non poteva far a meno di pensare alla sua amica perduta nell’altra vita parallela: qualche partita in meno a Wolfenstein e qualche buona lettura in più non gli avrebbero fatto male e lo avrebbero meglio preparato per quel viaggio che lo portava lontano dalla sua coscienza e dal suo ideale di vita: “Black is the color of my true”: l’impeto di quella tigre che fremeva e contorceva il suo diaframma in un ruggito senza fine, mai domo.

Hai mai visto la luce? Ti sei mai avvicinato alla verità per poi perderla come succede sempre? Hai mai visto la luce perdendoti nel bagliore dei tuoi pensieri? Sai di cosa parlo: come quando ascolti quel pezzo e il disco ce l’ hai in mano e non lo lasceresti mai, di fatto non lo lasci ma prima o poi ti svegli e nonostante tutti gli sforzi e la fatica non ti riesce di portarlo nel mondo concreto che lo appiattisce troppe volte più di un vinile!

Quel pezzo lo portava direttamente in quel sogno, era la sua parte che stringeva e non lo lasciava:  la manina che un’altra volta tornava a strattonare e il disco c’era, ma la voglia di ascoltarlo, no! Tanto comunque lo stereo non funziona o non lo senti, forse perviene  tempestivamente qualcuno che ti distrae, perché quella è la porta che proprio non puoi aprire, quella è la tua realtà psichica. C’era una luce strana, pulita, quasi fosse stata ritoccata con colori più decisi del solito, presi a prestito forse da  Hieronymus Bosch.

La casa si trovava dove era sempre stata: non il calore di fine primavera che la avvolgeva, un pomeriggio di maggio intenso e saturo di caldana, in uno stato di catartica attenzione liberamente fluttuante, dove i momenti si intersecavano con lente e avvolgenti dissolvenze incrociate.

Però era mattina ma forse il tempo scorreva in modo umorale: solo un orologio fucsia a forma di peperone poteva scandirlo. Sempre senza destarsi dal letto sentì qualcuno chiamare il suo nome, si affacciò sul balcone anche se la camera da letto il balcone non l’aveva mai avuto: c’era gente in acqua e c’era anche il mare!
Strano, pensò, ma preso dagli eventi invitò a salire gli amici di una vita per fare baldoria come un tempo e per far loro conoscere Natalia.

In una girandola di colori pastello con un cielo vaniglia il sole si posò dolcemente sull'acqua, per nascondersi lentamente dietro ad esso: il mar Ionio, in un pomeriggio di maggio, nella casa col sole che tramontava a est.
 
(Basato su un sogno del settembre 2002, pensando a Siviglia) 
         
da un’idea di Amalia Dodaro

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