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Frammenti catodici e nastri magnetici dylaniani

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Come ho scoperto le canzoni di Bob Dylan negli anni Novanta C’è voluto il lato B di una cassetta pirata per farmi capire, finalmente, che cosa stessi ascoltando. La consapevolezza è arrivata stasera, all'improvviso, nel silenzio della mia stanza. Su quel nastro magnetico qualcuno mi aveva copiato un po' di roba dei Police, di Eric Clapton, di Neil Young e di Springsteen.  Ma i dischi finivano prima del nastro e, nello spazio bianco rimasto libero sul lato B, c'erano incastrate alcune canzoni registrate di contrabbando. Ho scoperto che vengono da un box antologico che si chiama Biograph. Mentre scorrevano quelle tracce misteriose, tra il rock anni Ottanta e il folk americano, ho sentito una scossa. Una data precisa, impressa nella mia testa: da oggi so chi è Bob Dylan. A dire il vero, i segnali c’erano già tutti. Solo che erano frammenti sparsi nella notte, immagini catodiche che guardavo imbambolato davanti al bagliore bluastro del televisore. Penso a Schegge su Rai 3, a qu...

I'm Not There

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Commento critico di I’m Not There (2007) di Todd Haynes "L’imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi." (Marilyn Monroe) Qual è lo scopo dell’arte? Perché il cinema a partire dagli anni 2000 ha iniziato un percorso barocco e sovraccarico di rappresentazione filmica? Perché così tante biografie, verosimili, irreali, inventate? Il miglior commento possibile al cinema di Todd Haynes e in particolare ai film Velvet Goldmine e I’m Not There sembra essere quello di Walk Hard: The Dewey Cox Story, opera scritta da Jake Kasdan e Judd Apatow che vede come protagonista l’attore John C. Reilly interpretare il personaggio di Dewey Cox, leggendaria rockstar dalla vita turbolenta. Che bisogno c’era nel 2007 di una parodia su Walk the Line e Ray, biopic di successo dedicate rispettivamente a Johnny Cash e Ray Charles? Rispondere nessun bisogno è vietato ai fini del proseguimento della tesi analitica e critica retrospet...

A proposito del Premio Nobel a Bob Dylan

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A proposito del Premio Nobel (dieci anni dopo) L’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan nel 2016 non costituisce un mero riconoscimento anomalo, bensì un vero e proprio scarto epistemologico: il punto in cui l’Accademia Svedese ha messo radicalmente in discussione i confini istituzionali della letterarietà, lo statuto ontologico della canzone d’autore e il nesso costitutivo tra parola scritta e parola vocalizzata.  Interrogare quel verdetto significa, pertanto, confrontarsi con i criteri stessi attraverso i quali, nella contemporaneità, si definisce e si legittima ciò che merita di essere chiamato letteratura. La tesi secondo cui tale decisione fosse già latente da decenni trova ampia conferma nelle dinamiche interne all’Accademia e nelle trasformazioni del campo critico ed editoriale internazionale.  Al di là delle traiettorie di romanzieri di monumentalità indiscussa come Saul Bellow, il caso Dylan si impone come un unicum metodologico: luogo di converg...

Tell Tale Signs: Rare and Unreleased

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Tell Tale Signs: Rare and Unreleased 1989–2006 P ochi progetti archivistici hanno avuto l’impatto culturale della Bootleg Series di Dylan, nel panorama discografico attuale. Nata nel 1991 anche come risposta ufficiale al mercato dei bootleg, la serie ha progressivamente modificato il modo stesso di guardare al materiale rimasto fuori dagli album. L’outtake ha smesso di essere soltanto uno scarto destinato a rimanere chiuso in un archivio: è diventato una parte possibile della storia dell’opera. Quando il 6 ottobre 2008 uscì The Bootleg Series Vol. 8: Tell Tale Signs: Rare and Unreleased 1989–2006 , questa trasformazione aveva ormai raggiunto un punto particolarmente significativo. Il volume raccontava quasi vent’anni di carriera, attraversando Oh Mercy , Good as I Been to You , World Gone Wrong , Time Out of Mind , “Love and Theft” e Modern Times , oltre a materiale destinato a colonne sonore e registrazioni dal vivo. Il disco costruiva una controstoria della produzione dylaniana fra ...

Album Review: Bob Dylan's Time Out of Mind

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Album Review: Bob Dylan’s Time Out of Mind  Time Out of Mind is Bob Dylan’s 30th studio album, as well as one of his greatest successes, recognized by critics, audiences, and, for once, by the awards it received. It may sound strange today, but the record was hailed as Album of the Year, ahead of releases such as Paul McCartney’s Flaming Pie and Radiohead’s OK Computer. Although issued as a single CD, Time Out of Mind is in reality a double studio album. Wikipedia claims it was the first double album since Self Portrait (1970), but the last one had actually been The Basement Tapes (1975). The total running time is 72 minutes and 50 seconds, with the single track “Highlands” reaching double figures at 16 minutes and 31 seconds.Recorded at the imposing Criteria Studios in Miami, the album once again features Daniel Lanois at the helm. In some ways it can be seen as a kind of sequel to Oh Mercy, even though there are clear differences in sound, approach, and execution. Here the ar...

A proposito di Time Out of Mind

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A proposito di Time Out of Mind (1997) Un trionfale ritorno per Bob Dylan . Time Out of Mind è il trentesimo lavoro in studio di Bob Dylan, nonché uno dei suoi più grandi successi, riconosciuto dalla critica, dal pubblico, e per una volta anche dai premi che ricevette. Oggi può suonare strano, ma questo disco venne salutato come Album of the Year , davanti a produzioni come Flaming Pie di Paul McCartney e OK Computer dei Radiohead . Nonostante venga pubblicato come cd singolo, Time Out of Mind è in realtà un doppio album in studio. Wikipedia afferma si tratti del primo doppio dai tempi di Self Portrait (1970), ma in realtà l’ultimo era stato The Basement Tapes (1975). La durata complessiva sarà di 72 minuti e 50 secondi, con il solo brano Highlands  che raggiunge doppia cifra, arrivando a 16 minuti e 31 secondi. Registrato negli imponenti Criteria Studios di Miami, il lavoro si avvale nuovamente di Daniel Lanois in cabina di regia. Per certi versi possiamo considerarlo u...

A proposito di Shooting Star

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A proposito di Shooting Star di Bob Dylan Nel 1989 Dylan arriva a New Orleans in una fase di smarrimento: lunghi tour, dischi disomogenei, difficoltà nel ritrovare una voce coerente. In Chronicles, descrive la città simbolo della Louisiana come un luogo misterioso e viscerale che “si muove da sola”, una città che sembra impastare calore, fatalismo e musica in ogni strada. Daniel Lanois lo invita a lasciarsi trasportare da quell’energia primordiale, costruendo un suono che unisce profondità emotiva, riverberi densi e una specie di malinconia luminosa. È in questo scenario che nasce Shooting Star, brano di chiusura del disco, e in qualche modo suo sigillo spirituale. La canzone condensa l’atmosfera di Oh Mercy: meditativa ma mai remissiva, intrisa di rimpianto ma attraversata da una tensione verso la grazia, lucida senza essere cinica. Il testo ruota intorno all’immagine della stella cadente, simbolo di epifania istantanea, di qualcosa che passa troppo in fretta per essere afferrato. Ogn...

Ritratti dylaniani

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Le vite degli altri secondo Dylan Una delle caratteristiche più profonde dell’opera di Bob Dylan è il suo rapporto con le persone reali. Il cantautore americano ha usato la canzone come luogo di collisione tra storia, biografia e mito. Le sue canzoni dedicate a individui realmente esistiti sono riscritture poetiche che trasformano vite specifiche in figure simboliche. Conflitti morali, tensioni politiche, traumi collettivi, continuità culturali: tutto passa attraverso quei nomi. In oltre sessant’anni ha cantato musicisti, attivisti, pugili, gangster, santi, comici, presidenti, profeti biblici e figure della propria vita privata. La persona reale diventa materia narrativa. Si riaprono ferite, si contestano versioni ufficiali, si interroga la memoria. Song to Woody (1962) è la prima canzone biografica consapevole. Lettera e gesto di filiazione artistica, ma soprattutto dichiarazione di poetica. Woody Guthrie dimostra che una canzone può parlare del mondo reale senza perdere forza. L’auto...

A proposito di Desolation Row

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Desolation Row di Bob Dylan è un palcoscenico di legno che trema sotto il peso di una narrazione barocca. Spogliato dalle incrostazioni del gossip e dell’aneddoto, il testo rivela una catasta di eventi che unisce la ferocia materica del Decameron di Boccaccio alla solennità del dramma elisabettiano. Il cantautore vi opera come un drammaturgo europeo che dirige un film corale: ogni figura, dal nobile all’abbietto, occupa il primo piano in un’anarchia metodica. La strada è americana; il teatro che vi si svolge arriva da più lontano, dalla tradizione shakespeariana alla Commedia dell’Arte, dalla farsa popolare alla grande letteratura europea. La narrazione si apre con la sfilata dell’autorità immobile. Il Commissario cieco è tenuto in trance, le Squadre di soccorso si annoiano, i Venditori di cartoline monetizzano l’esecuzione imminente. Già qui vengono fissate le regole del teatro: la tragedia è sotto gli occhi di tutti, eppure la macchina sociale continua a recitare la propria parte, co...

Desolation Jack - Dylan e il percorso beatnik

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Desolation Jack - Bob Dylan sulle strade della Beat Generation   Quando nel 1965 Bob Dylan pubblica Bringing It All Back Home, il gesto è duplice: il blues che torna in America dopo la British Invasion e la canzone stessa che Dylan decide di rifondare dall'interno. In quell'album avviene una rottura del canone. La canzone smette di essere una forma chiusa e lineare e diventa un contenitore fluido, capace di assorbire poesia, visioni e frammenti di linguaggio. Se i primi dischi guardavano alla terra e alla polvere della tradizione folk incarnata da Woody Guthrie, qui lo sguardo si alza verso l'etere e verso il sogno, seguendo la scia aperta dalla Beat Generation. Il motore di questo cambiamento è Jack Kerouac. Dylan ne assorbe il metodo. La celebre "prosa spontanea" diventa un modello operativo per la scrittura delle canzoni. Subterranean Homesick Blues funziona come un flusso di coscienza jazzistico battuto a macchina su carta continua: le parole contano per l...