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Desolation Jack - Dylan e il percorso beatnik

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Desolation Jack - Bob Dylan sulle strade della Beat Generation   Quando nel 1965 Bob Dylan pubblica Bringing It All Back Home, il gesto è duplice: il blues che torna in America dopo la British Invasion e la canzone stessa che Dylan decide di rifondare dall'interno. In quell'album avviene una rottura del canone. La canzone smette di essere una forma chiusa e lineare e diventa un contenitore fluido, capace di assorbire poesia, visioni e frammenti di linguaggio. Se i primi dischi guardavano alla terra e alla polvere della tradizione folk incarnata da Woody Guthrie, qui lo sguardo si alza verso l'etere e verso il sogno, seguendo la scia aperta dalla Beat Generation. Il motore di questo cambiamento è Jack Kerouac. Dylan ne assorbe il metodo. La celebre "prosa spontanea" diventa un modello operativo per la scrittura delle canzoni. Subterranean Homesick Blues funziona come un flusso di coscienza jazzistico battuto a macchina su carta continua: le parole contano per l...

Postcards from America

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L’autostrada della desolazione dylaniana Highway 61 Revisited esce il 30 agosto 1965 e rappresenta il punto di non ritorno nella parabola di Bob Dylan. Dopo l'esperimento ibrido di Bringing It All Back Home, Dylan abbandona definitivamente ogni compromesso con il folk acustico e si lancia nell'elettricità con la ferocia di chi sa di aver bruciato i ponti alle spalle. Il pubblico del Newport Folk Festival lo aveva fischiato a luglio per aver osato salire sul palco con una Fender Stratocaster, i puristi lo accusavano di tradimento. Ma Dylan non arretra. Anzi, raddoppia la posta. Registrato tra giugno e agosto del 1965 nei Columbia Studios di New York, l'album è un miracolo di urgenza e precisione. Mike Bloomfield alla chitarra, Al Kooper all'organo, Harvey Brooks al basso e Bobby Gregg alla batteria formano la spina dorsale di un sound che non cerca la perfezione ma l'impatto. Il produttore Bob Johnston guida le session lasciando che l'energia e la ruvidità restin...

Bob Dylan: focus sui Sixties Vol. 3

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Nashville Skyline (1969): la semplicità come nuova maschera Quando Nashville Skyline esce il 9 aprile 1969, Bob Dylan ha già attraversato alcune delle trasformazioni più radicali della musica degli anni Sessanta. Nel giro di pochi anni è passato dal folk del Greenwich Village alla stagione elettrica culminata nella trilogia Bringing It All Back Home , Highway 61 Revisited e Blonde on Blonde . Dopo quell’esplosione creativa e il successivo ritiro seguito all’incidente motociclistico del 1966, il nuovo disco appare quasi spiazzante per la sua apparente semplicità. La prima sorpresa è la voce. Dylan canta con un timbro completamente diverso da quello ruvido e nasale che aveva caratterizzato i suoi dischi precedenti. Il tono è morbido, caldo, quasi da crooner, e si adatta perfettamente al suono limpido e rilassato dell’album. Anche la struttura delle canzoni sembra seguire questa scelta di sottrazione: i brani sono brevi, diretti, costruiti su melodie essenziali e su arrangiamenti ch...

Bob Dylan: focus sui Sixties Vol. 2

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The Freewheelin’ Bob Dylan (1963): la nascita dell’autore folk Quando The Freewheelin’ Bob Dylan esce il 27 maggio 1963, appare subito chiaro che qualcosa è cambiato in modo radicale rispetto al disco d’esordio dell’anno precedente. Se Bob Dylan era ancora il lavoro di un interprete immerso nella tradizione folk-blues, qui emerge finalmente il Dylan autore. La trasformazione è evidente già nei numeri: la maggior parte delle canzoni è composta da lui e il repertorio tradizionale, così dominante nel primo album, scompare quasi del tutto. Nel giro di dodici mesi Dylan passa dall’essere un giovane musicista che rielabora materiali esistenti a uno dei songwriter più originali della nuova scena folk americana. Il disco nasce nel pieno della stagione del Greenwich Village, quando il folk revival è diventato un fenomeno culturale e politico sempre più visibile. In questo contesto Dylan viene rapidamente identificato come una delle voci più rappresentative della nuova generazione. Canzoni...

Bob Dylan: focus sui dischi anni Sessanta

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C’è un modo semplice ma sorprendentemente efficace per osservare l’evoluzione artistica di Bob Dylan negli anni Sessanta. Non seguendo la sequenza completa degli album, né concentrandosi solo sui momenti più celebrati della sua carriera, ma guardando invece a una piccola serie di dischi usciti tutti nello stesso periodo dell’anno: tra marzo e maggio. In questo arco stagionale, nel giro di sette anni, Dylan pubblica quattro album che permettono di attraversare quasi per intero il suo decennio decisivo. Dal debutto del 1962 alla svolta country del 1969, questi dischi raccontano la trasformazione di un giovane interprete folk nel più influente autore della musica popolare contemporanea.  La sequenza è sorprendentemente compatta.  Il 19 marzo 1962 esce Bob Dylan , il disco d’esordio registrato quando il cantante è da poco arrivato a New York. Il 27 maggio 1963 arriva The Freewheelin’ Bob Dylan , l’album che lo consacra come autore e portavoce di una nuova generazione. Il 22 marzo ...

A proposito di Fragments

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Bob Dylan scava due fosse e poi però ci ripensa "Ho resistito; ho lottato contro il dolore come contro una cancrena. Quando si saranno alleviate sempre più le schiavitù inutili, si saranno scongiurate le sventure non necessarie, resterà sempre, per tenere in esercizio le virtù eroiche dell'uomo, la lunga serie dei mali veri e propri: la morte, la vecchiaia, le malattie inguaribili, l'amore non corrisposto, l'amicizia respinta o tradita, la mediocrità d'una vita meno vasta dei nostri progetti e più opaca dei nostri sogni." Marguerite Yourcenar scrive questo nelle Memorie di Adriano. E io penso a Dylan quando leggo queste righe. Penso a lui che nel 1996 sta lì, tra Oxnard e Miami, a registrare canzoni che suonano come un testamento. Solo che poi non muore. Anzi. Chi tiene un fulmine in tasca non ha bisogno di vantarsi. Può permettersi di essere modesto perché sa quanto vale. Bob Dylan attribuisce questi valori a Perry Como, ma non è difficile comprendere che...

Bob Dylan e il rifiuto del fan-service

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Bob Dylan e il rifiuto del fan-service Nel panorama culturale contemporaneo, l'industria dell'intrattenimento si è piegata a un nuovo dogma: il fan service. L'obiettivo è rassicurare il pubblico, fornirgli esattamente ciò che si aspetta e monetizzare la nostalgia attraverso tour anniversario, merchandise e setlist prevedibili. In questo scenario di estrema condiscendenza, la figura di Bob Dylan svetta come un'anomalia monumentale, l'ultimo vero baluardo di un'arte che non accetta padroni, nemmeno tra i suoi ammiratori più devoti. Mentre Bruce Springsteen ha elevato il concerto a rito democratico della nostalgia – tre ore e mezza di puro servizio al cliente dove il pubblico sa esattamente quando arriverà "Born to Run", quando potrà cantare in coro "Thunder Road", e quando il Boss si tufferà tra la folla per stringere mani come un candidato in campagna elettorale – i Rolling Stones hanno trasformato la loro leggenda in una multinazionale del r...

La svolta elettrica di Bob Dylan

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The Cutting Edge: la svolta elettrica di Bob Dylan (1965-1966) Senza nulla togliere a quello che è venuto dopo, è innegabile che per Bob Dylan il decennio d’oro sia quello compreso tra il 1962 e il 1971. Basta prendere tra le mani il cd o il vinile di More Bob Dylan Greatest Hits per rendersene conto. Entrando più nello specifico, quel decennio è stato caratterizzato da un flusso creativo senza precedenti, di cui The Cutting Edge rappresenta l’apogeo. The Bootleg Series Vol. 12: The Cutting Edge 1965-1966 è il dodicesimo volume (in realtà il decimo) dedicato al materiale d’archivio, di studio e dal vivo del catalogo dylaniano, pubblicato nel novembre 2015. Si tratta di una raccolta formidabile che per la prima volta riunisce i tre capolavori della cosiddetta svolta elettrica, comprendente gli album Bringing It All Back Home , Highway 61 Revisited e Blonde on Blonde . La critica dylaniana oggi può essere suddivisa in tre macro-categorie. La prima include i decani come Greil Marcus...