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A proposito di New Morning

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  Nel 1970 la produzione discografica di Bob Dylan vive una cruciale fase di transizione quando il cantautore americano, discostandosi dai toni epici, che ne avevano caratterizzato fin qui il percorso,  abbraccia un sound più intimo e rilassato. Gli album Self Portrait e New Morning, insieme all'uscita antologica di The Bootleg Series Vol. 10: Another Self Portrait, offrono uno spaccato di questo periodo di sperimentazione, ricerca e cambio di rotta. Si tratta di un punto di svolta determinante, in cui l'autore di Blowin' in the Wind rielabora il proprio linguaggio musicale e tematico, rispecchiando un' evoluzione personale che si rifletterà tramite il mutamento del panorama musicale dell'epoca. Il contesto musicale del momento L'uscita di Self Portrait aveva fatto scendere le azioni critiche di Dylan a un negativo stabile. New Morning venne accolto invece come un ritorno alla forma, facendolo rientrare tra le grazie della critica e del pubblico che era rimasto ...

The Basement Tapes (1975)

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  The Basement Tapes and The Bootleg Series Vol. 11   "L'idea era di registrare dei demo per altri artisti. Non sono mai stati concepiti per essere pubblicati, per diventare un disco, per essere presentati al pubblico." Fortunatamente Robbie Robertson ci conferma ciò che appare evidente dopo l'ascolto di questo doppio disco pubblicato per la prima volta il 26 giugno 1975. Otto dei 24 brani sono eseguiti da The Band , senza Dylan, ma bisogna tenere un altro numero ben più imponente e voluminoso, per questa raccolta che conta 139 tracce complessive. Le registrazioni risalgono però al periodo che va da giugno 1967 al 1968. Successivamente verranno eseguite delle sovraincisioni durante il 1975. La gestazione di questo disco non è quindi molto omogeneo, così come la scaletta. Le composizioni sono di Dylan, Robbie Robertson, Richard Manuel e Rick Danko , alcune delle quali scritte in collaborazione a quattro mani. Il materiale include almeno 4-5 brani che entreranno d...

Metamorfosi Dylanesque

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La tela di Penelope: le metamorfosi di Bob Dylan (1975-1985) Esiste in Bob Dylan una natura intrinsecamente duale, un’inquietudine gemellare che lo condanna e lo salva al tempo stesso. Come Penelope con la sua tela, Dylan tesse visioni poetiche e sonore per poi disfarle ogni notte, alterando testi nei concerti, stravolgendo arrangiamenti e fuggendo da ogni definizione che minacci di imprigionarlo.  Il decennio compreso tra il gennaio 1975 e la primavera 1985 rappresenta forse l’esempio più fulgido di questo eterno ritorno: dieci anni in cui l’artista attraversa quattro profonde metamorfosi – musicali, testuali, tecnologiche e spirituali – ridefinendo ogni volta il concetto stesso di registrazione. 1. L’epopea del flusso di coscienza e della comune teatrale (1975-1976) La prima grande fase unisce due capolavori complementari: Blood on the Tracks e Desire. Il secondo non è che l’espansione naturale del primo: dal dolore privato alla catarsi collettiva. Ferito dalla crisi matrimoniale...

Pat Garrett & Billy The Kid (1973)

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  SPECIALE  Pat Garrett & Billy The Kid  Una breve premessa storica Nel 1871 per tenere a freno i cow-boy che invadevano la città e usavano spesso la pistola, il sindaco di Abilene nel Kansas, assunse con l’incarico di sceriffo, un personaggio famoso: James Butler Hickok , conosciuto come Wild Billy. Hickok era un tipico gunfighter, cioè un uomo che si guadagnava da vivere sfruttando la propria abilità con la pistola e il suo coraggio personale. Gli storici distinguono il gunfighter che affronta gli avversari faccia a faccia in un leale show-down, dal gunman, ovvero l’assassino prezzolato che uccide sparando alle spalle. Furono gunfighter diversi sceriffi e fuorilegge di frontiera come Wyatt Earp, John Wesley Hardin e Billy the Kid. Il Kid, secondo la leggenda, aveva commesso 21 omicidi, uno per ogni anno di età. Tra i famosi gunman troviamo invece Pat Garrett, che come sceriffo uccise a tradimento proprio Billy the Kid, consegnando il suo nome alla storia e alla ...

A proposito di Modern Times

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  È notte nella grande città. Una donna cammina a piedi nudi, con le scarpe a tacco alto in una borsetta. Un uomo si ubriaca e si rade i baffi. Un gatto rovescia una lampada. Un poliziotto fuori servizio parcheggia di fronte la casa dell’ex moglie.   ( Theme Time Radio Hour ) Modern Times è il 32esimo disco pubblicato da Bob Dylan per la Label Columbia. Come il precedente "Love And Theft" anche questo lavoro viene prodotto da Dylan e suonato con la band che in quel periodo lo accompagnava in studio. Per molti versi questo disco sembra una sorta di sequel del lavoro precedente. La critica ha parlato di una "potenziale trilogia" che andrebbe a concludere il discorso sonoro intrapreso con Time Out of Mind . Aspetto che tuttavia lo stesso autore ha escluso, affermando che se ci sarà una trilogia, questa è iniziata con Love And Theft . Diamo quindi per buone le dichiarazioni di un autore che nel tempo si è ammorbidito, sostituendo al suo stile di intervista cripti...

A proposito di Rough and Rowdy Ways

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 Rough and Rowdy Ways: un Bob Dylan ruvido e ispirato  E’ un Dylan diverso quello che torna a calcare le scene. Fermamente convinto del fatto che ogni sette anni il nostro corpo possa mutare, l’Autore si presenta con un pugno di canzoni durante l’ora più buia.Ad attenderlo, manco a farlo apposta sono davvero Rough and Rowdy Times . Già il tempo, i tempi:chi meglio di un artista con una carriera alle spalle lunga mezzo secolo, potrebbe giocare con il tempo, con lo spazio? Bob Dylan aveva scritto queste canzoni presumibilmente prima dell’emergenza da Covid-19, specialmente prima che l’America tornasse a bruciare. Ed è strano non abbia citato, in un disco dove c’è tanto cinema l’ Orson Welles che parlando dell’antica Roma elogiava le qualità dell’orchestra di Nerone, che suonava magnificamente, mentre il mondo intorno brucia. Non sappiamo se Dylan sia un appassionato di Paolo Sorrentino e della sua Grande Bellezza, ma ricordiamo di certo la sua passione per Fellini e per Claud...

Street-Legal è il cambio di guardia dylaniano

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Cambio di guardia dylaniano durante l'esplosione Punk!   "C'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di sogni passati, c'è un panorama rapito. Mentre la sua bellezza si nasconde e la vedo togliere le tende, non vorrei, ma poi ancora, forse posso. Oh, se solo potessi trovarti stanotte." Anche per un Forever Young come Dylan arriva il momento della maturità. Street-Legal è infatti il suo 18esimo disco in studio, pubblicato il 15 giugno 1978. Per chi vi scrive si tratta di un album particolare, per cui ha sempre provato affetto e condiscendenza. Voglio dirlo esplicitamente: amo Street-Legal, per ragioni che tenterò di eviscerare in questo commento retrospettivo. Secondo un modo di pensare convenzionale, è più semplice scrivere di argomenti che ci appartengono e che ci stanno maggiormente a cuore. Ritengo sia un luogo comune da sfatare. Detto ciò, tenterò di risalire la china e darvi un punto di vista personale di questo disco.  Diff...