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Album Review: Bob Dylan's Time Out of Mind

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Album Review: Bob Dylan’s Time Out of Mind  Time Out of Mind is Bob Dylan’s 30th studio album, as well as one of his greatest successes, recognized by critics, audiences, and, for once, by the awards it received. It may sound strange today, but the record was hailed as Album of the Year, ahead of releases such as Paul McCartney’s Flaming Pie and Radiohead’s OK Computer. Although issued as a single CD, Time Out of Mind is in reality a double studio album. Wikipedia claims it was the first double album since Self Portrait (1970), but the last one had actually been The Basement Tapes (1975). The total running time is 72 minutes and 50 seconds, with the single track “Highlands” reaching double figures at 16 minutes and 31 seconds.Recorded at the imposing Criteria Studios in Miami, the album once again features Daniel Lanois at the helm. In some ways it can be seen as a kind of sequel to Oh Mercy, even though there are clear differences in sound, approach, and execution. Here the ar...

A proposito di Time Out of Mind

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A proposito di Time Out of Mind (1997) Un trionfale ritorno per Bob Dylan . Time Out of Mind è il trentesimo lavoro in studio di Bob Dylan, nonché uno dei suoi più grandi successi, riconosciuto dalla critica, dal pubblico, e per una volta anche dai premi che ricevette. Oggi può suonare strano, ma questo disco venne salutato come Album of the Year , davanti a produzioni come Flaming Pie di Paul McCartney e OK Computer dei Radiohead . Nonostante venga pubblicato come cd singolo, Time Out of Mind è in realtà un doppio album in studio. Wikipedia afferma si tratti del primo doppio dai tempi di Self Portrait (1970), ma in realtà l’ultimo era stato The Basement Tapes (1975). La durata complessiva sarà di 72 minuti e 50 secondi, con il solo brano Highlands  che raggiunge doppia cifra, arrivando a 16 minuti e 31 secondi. Registrato negli imponenti Criteria Studios di Miami, il lavoro si avvale nuovamente di Daniel Lanois in cabina di regia. Per certi versi possiamo considerarlo u...

A proposito di Shooting Star

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A proposito di Shooting Star di Bob Dylan Nel 1989 Dylan arriva a New Orleans in una fase di smarrimento: lunghi tour, dischi disomogenei, difficoltà nel ritrovare una voce coerente. In Chronicles, descrive la città simbolo della Louisiana come un luogo misterioso e viscerale che “si muove da sola”, una città che sembra impastare calore, fatalismo e musica in ogni strada. Daniel Lanois lo invita a lasciarsi trasportare da quell’energia primordiale, costruendo un suono che unisce profondità emotiva, riverberi densi e una specie di malinconia luminosa. È in questo scenario che nasce Shooting Star, brano di chiusura del disco, e in qualche modo suo sigillo spirituale. La canzone condensa l’atmosfera di Oh Mercy: meditativa ma mai remissiva, intrisa di rimpianto ma attraversata da una tensione verso la grazia, lucida senza essere cinica. Il testo ruota intorno all’immagine della stella cadente, simbolo di epifania istantanea, di qualcosa che passa troppo in fretta per essere afferrato. Ogn...

Ritratti dylaniani

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Le vite degli altri secondo Dylan Una delle caratteristiche più profonde dell’opera di Bob Dylan è il suo rapporto con le persone reali. Il cantautore americano ha usato la canzone come luogo di collisione tra storia, biografia e mito. Le sue canzoni dedicate a individui realmente esistiti sono riscritture poetiche che trasformano vite specifiche in figure simboliche. Conflitti morali, tensioni politiche, traumi collettivi, continuità culturali: tutto passa attraverso quei nomi. In oltre sessant’anni ha cantato musicisti, attivisti, pugili, gangster, santi, comici, presidenti, profeti biblici e figure della propria vita privata. La persona reale diventa materia narrativa. Si riaprono ferite, si contestano versioni ufficiali, si interroga la memoria. Song to Woody (1962) è la prima canzone biografica consapevole. Lettera e gesto di filiazione artistica, ma soprattutto dichiarazione di poetica. Woody Guthrie dimostra che una canzone può parlare del mondo reale senza perdere forza. L’auto...

A proposito di Desolation Row

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Desolation Row di Bob Dylan è un palcoscenico di legno che trema sotto il peso di una narrazione barocca. Spogliato dalle incrostazioni del gossip e dell’aneddoto, il testo rivela una catasta di eventi che unisce la ferocia materica del Decameron di Boccaccio alla solennità del dramma elisabettiano. Il cantautore vi opera come un drammaturgo europeo che dirige un film corale: ogni figura, dal nobile all’abbietto, occupa il primo piano in un’anarchia metodica. La strada è americana; il teatro che vi si svolge arriva da più lontano, dalla tradizione shakespeariana alla Commedia dell’Arte, dalla farsa popolare alla grande letteratura europea. La narrazione si apre con la sfilata dell’autorità immobile. Il Commissario cieco è tenuto in trance, le Squadre di soccorso si annoiano, i Venditori di cartoline monetizzano l’esecuzione imminente. Già qui vengono fissate le regole del teatro: la tragedia è sotto gli occhi di tutti, eppure la macchina sociale continua a recitare la propria parte, co...

Desolation Jack - Dylan e il percorso beatnik

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Desolation Jack - Bob Dylan sulle strade della Beat Generation   Quando nel 1965 Bob Dylan pubblica Bringing It All Back Home, il gesto è duplice: il blues che torna in America dopo la British Invasion e la canzone stessa che Dylan decide di rifondare dall'interno. In quell'album avviene una rottura del canone. La canzone smette di essere una forma chiusa e lineare e diventa un contenitore fluido, capace di assorbire poesia, visioni e frammenti di linguaggio. Se i primi dischi guardavano alla terra e alla polvere della tradizione folk incarnata da Woody Guthrie, qui lo sguardo si alza verso l'etere e verso il sogno, seguendo la scia aperta dalla Beat Generation. Il motore di questo cambiamento è Jack Kerouac. Dylan ne assorbe il metodo. La celebre "prosa spontanea" diventa un modello operativo per la scrittura delle canzoni. Subterranean Homesick Blues funziona come un flusso di coscienza jazzistico battuto a macchina su carta continua: le parole contano per l...

Irwin Silber, la crisi del folk e la trasformazione di Dylan nel '64

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1964: Irwin Silber, la crisi del folk e la trasformazione di Bob Dylan Nel novembre del 1964 Irwin Silber, direttore di Sing Out!, indirizzò a Bob Dylan una lettera aperta destinata a diventare uno dei documenti più rivelatori del rapporto fra il cantautore e il movimento folk americano. Silber conosceva bene il terreno. La rivista aveva pubblicato tredici sue canzoni e ne aveva seguito l’ascesa quando il nome di Dylan apparteneva ancora soprattutto alla comunità folk e alla sua idea di canzone come strumento collettivo.  Nella lettera convivono ammirazione autentica e una preoccupazione netta: Dylan è diventato una celebrità, viaggia con un seguito, dispone di una privacy prima sconosciuta e, secondo Silber, rischia di perdere il contatto con chi lo aveva seguito fin dall’inizio.  Anche le nuove canzoni gli sembrano cambiate: più introspettive, meno riconducibili alla funzione pubblica della protesta. Il passaggio più rivelatore arriva quando evoca «the old one», il vecchio D...

La trilogia del tempo di Bob Dylan

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Bob Dylan e la trilogia del tempo: il viaggiatore dell’eterno I tibetani credono in uno stato di transizione tra la morte e la rinascita: la morte come periodo di attesa, prima che l’anima venga accolta da un nuovo grembo. È un’immagine che, per libera associazione, richiama certe pagine di Rumore bianco di Don DeLillo e che introduce bene il mistero di un artista capace di sembrare vissuto più volte, muovendosi nel tempo come un viaggiatore immortale. L’uomo è da sempre attratto dal mistero del tempo. I greci antichi usavano due parole per definirlo: Chronos, lo scorrere lineare dei minuti, e Kairos, il momento opportuno, la dimensione qualitativa dell’istante. Se il mondo moderno esalta il Chronos attraverso la produttività e la velocità, la figura di Bob Dylan sembra collocarsi interamente nel Kairos. «Abbiamo la tendenza a vivere nel passato, ma questo riguarda la mia generazione. I giovani non hanno un passato, sanno solo quello che vedono e sentono», ha dichiarato Dylan al Ne...