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Irwin Silber, la crisi del folk e la trasformazione di Dylan nel '64

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1964: Irwin Silber, la crisi del folk e la trasformazione di Bob Dylan Nel novembre del 1964 Irwin Silber, direttore di Sing Out!, indirizzò a Bob Dylan una lettera aperta destinata a diventare uno dei documenti più rivelatori del rapporto fra il cantautore e il movimento folk americano. Silber conosceva bene il terreno. La rivista aveva pubblicato tredici sue canzoni e ne aveva seguito l’ascesa quando il nome di Dylan apparteneva ancora soprattutto alla comunità folk e alla sua idea di canzone come strumento collettivo.  Nella lettera convivono ammirazione autentica e una preoccupazione netta: Dylan è diventato una celebrità, viaggia con un seguito, dispone di una privacy prima sconosciuta e, secondo Silber, rischia di perdere il contatto con chi lo aveva seguito fin dall’inizio.  Anche le nuove canzoni gli sembrano cambiate: più introspettive, meno riconducibili alla funzione pubblica della protesta. Il passaggio più rivelatore arriva quando evoca «the old one», il vecchio D...

La trilogia del tempo di Bob Dylan

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Bob Dylan e la trilogia del tempo: il viaggiatore dell’eterno I tibetani credono in uno stato di transizione tra la morte e la rinascita: la morte come periodo di attesa, prima che l’anima venga accolta da un nuovo grembo. È un’immagine che, per libera associazione, richiama certe pagine di Rumore bianco di Don DeLillo e che introduce bene il mistero di un artista capace di sembrare vissuto più volte, muovendosi nel tempo come un viaggiatore immortale. L’uomo è da sempre attratto dal mistero del tempo. I greci antichi usavano due parole per definirlo: Chronos, lo scorrere lineare dei minuti, e Kairos, il momento opportuno, la dimensione qualitativa dell’istante. Se il mondo moderno esalta il Chronos attraverso la produttività e la velocità, la figura di Bob Dylan sembra collocarsi interamente nel Kairos. «Abbiamo la tendenza a vivere nel passato, ma questo riguarda la mia generazione. I giovani non hanno un passato, sanno solo quello che vedono e sentono», ha dichiarato Dylan al Ne...

Album Review: Bob Dylan’s Oh Mercy

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  In 1989 Bob Dylan arrived in New Orleans at a moment in his career when he appeared to have lost something essential. After Knocked Out Loaded and Down in the Groove , years of relentless touring, and a somewhat uneven run of albums, the prospect of a major new Dylan record no longer seemed assured. It is in this climate that Oh Mercy begins to take shape. The songs were written in Malibu, yet the album was recorded in New Orleans during the early months of 1989. In Chronicles, Volume One , Dylan devotes one of the book’s most vivid sections to the making of Oh Mercy , portraying an artist immersed in an environment that seems to possess a life of its own. New Orleans is a city that resists being reduced to mere backdrop. Dylan experiences it as something mysterious, visceral, almost autonomous, a place that moves, breathes, and continually generates music. It is a city where the past never quite recedes, and where traditions still circulate through the streets. For a writer in...

I migliori dischi dal vivo di Bob Dylan

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Un viaggio tra i concerti che hanno segnato la carriera e la storia della musica: dagli esordi acustici al leggendario Manchester ’66, dalla Rolling Thunder Revue a Before the Flood , fino ai tesori nascosti della Bootleg Series, una guida imprescindibile al Dylan live. La discografia dal vivo di Bob Dylan non è un semplice corollario a quella in studio, ma un vero e proprio archivio parallelo, spesso più rivelatore delle trasformazioni dell’artista rispetto ai dischi ufficiali. Dai primi anni Sessanta fino all’età matura, il palco è stato per Dylan un laboratorio permanente, un luogo di riscrittura continua, di scontro con il pubblico, di reinvenzione radicale del proprio repertorio. In questo senso, album come Live at The Gaslight 1962 assumono un valore fondativo: non solo il primo documento live ufficiale della sua carriera, ma anche la fotografia di un giovane autore ancora immerso nella tradizione folk, prima che la frattura elettrica ridefinisse per sempre il linguaggio della m...

Oh Mercy

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Oh Mercy è il 26° album in studio del cantautore americano Bob Dylan, pubblicato il 12 settembre 1989 dalla Columbia Records. Prodotto da Daniel Lanois, fu accolto dalla critica come un trionfo per Dylan, dopo una serie di album con recensioni negative. "Oh Mercy" diede a Dylan il suo miglior piazzamento in classifica da anni, raggiungendo il numero 30 nella classifica Billboard negli Stati Uniti e il numero 6 nel Regno Unito. La composizione dei brani nella casa di Dylan a Malibu e la registrazione dell'album a New Orleans sono descritte da Dylan in dettaglio nel capitolo "Oh Mercy" delle sue memorie Chronicles: Volume One. Il fonico Mark Howard ha osservato che Dylan aveva già tentato di registrare i brani con Ronnie Wood, ma non era soddisfatto del risultato: "Esiste un'intera versione di "Oh Mercy" registrata con Ron Wood. Ma credo che Dylan avesse forse deciso che non gli piaceva quello che era successo". Nella primavera o nell'e...

A proposito di "Love And Theft"

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  "Love And Theft" (2001)   Dopo aver realizzato dischi nuovamente all'altezza del proprio nome come Oh Mercy e soprattutto Time Out of Mind ,  Bob Dylan torna ancora,  con un lavoro autografo. O meglio, semi-autografo. "Love And Theft" è il 31esimo disco in studio, ed è stato registrato ancora una volta a New York City, nei Clinton Recording, durante il mese di maggio. In cabina di regia, utilizzando lo pseudonimo di  Jack Frost , c'è proprio Dylan, che si occupa della produzione. Una novità importante, visto che da questo momento in poi sarà l'autore stesso a produrre i suoi futuri lavori discografici. Non è però una novità: molte volte era stato proprio lui a dirigere i lavori, a partire da Empire Burlesque e Knocked Out Loaded ( a cui bisogna aggiungere anche  Down in the Groove)  senza dimenticare Under the Red Sky  e Time Out of Mind ,  co-prodotto assieme con Daniel Lanois . Importante sottolineare poi il ritorno a New York , in...