Parte Seconda – Street Legal (1978) di Stefano C Non è semplice scrivere di un album dove già è stato scritto tanto e troppo. Street Legal è stato sezionato frammento per frammento, dal titolo del disco alle foto dell’album. Partendo dalle foto si può dire qualche cosa? La foto in front mostra Dylan con in mano una giacchetta in pelle nera che aspetta qualcuno o qualche cosa? All’interno sta accendendosi una sigaretta in un banco a prendersi del caffè assieme a due persone di colore? La back cover sempre Dylan “in versione Cristo” che ascolta la donna di colore: forse è una delle coriste? Ci sono molte domande quando si parla di Dylan e anche lui nei suoi testi ne pone altrettante quasi che tu debba trovare la risposta, o almeno ti pone davanti ad un bivio.
Uscito nel 1978 il cd è, secondo il mio punto di vista, molto piu’ bello e grandioso di altri, tipo appunto Blood On The Tracks, che danno in tanti come capolavoro dylaniano. C’e’ la song iniziale che è strepitosa. La Changing Of The Guards, ripresa ultimamente in Twelve e in LiveAction da Patty Smith. Per struttura musicale e testo è una ballad tipo Hurricane. E’ uno dei classici pezzi di Dylan lunghi come Idiot Wind. Potrebbe andare avanti fino all’infinito senza stancare mai. C’è quel mix tra batteria e sassofono che sembra di ascoltare una marcetta dylaniana.
Il testo visionario poteva andar bene per un film o nel film “I’ m not There” nel segmento interpretato da Richard Gere, tra teste rapate di Apollo, uomini e donne disperati, soldati di fanterie, mercanti e ladri. Come non poter parlare bene di No time to think? Il testo è fenomenale e la musica incantevole. La voce di Dylan, poi è tra le migliori di sempre.
Credo che la voce di Dylan di questo periodo sia la migliore di sempre per quanto riguarda i lavori in studio ma anche per i live-action, anche se nel tour del 1974 Dylan raggiunse una gamma vocale insuperabile, la migliore in assoluto. Ma lasciatemi dire che in questo album che e’ stato rimasterizzato poi infinite volte c’e’ un brano che considero tra i piu’ grandi di Dylan.
E’ una song misteriosa. Dylaniana allo stato puro come dicevo, uno di quei brani dove si fanno più domande ma che nell'insieme risulta essere infarcito di attese e sospensioni ipnotiche temporali “dove stiamo andando, ”Quanto tempo ancora”, ”Mi sembra di esserci già stato qui, non e’ cosi’ Senor?”Chi posso contattare?” e che lasciano l’ascoltatore come se avesse una serie di visioni con Dylan inginocchiato che canta la sua anima. Senor è un pezzo di Dylan per eccellenza. Dopo averlo ascoltato centinaia e centinaia di volte, credo di non essermi fatto sfuggire nessuna versione live. La classica Baby Stop Crying è dal refrain incessante, martellante, ma è il modo cantato di Dylan qui che mi piace, sempre con il saxofono alle spalle e le coriste che fanno il loro dovere alla grande. E che dire di “Is your love in Vain”? Dylan è stato accusato di imitare Elvis in questo periodo, e prendere la via di Las Vegas. Non lo so, come stanno le cose, fatto sta’ che ascoltando questo brano c’è l’universo Dilaniano che gira attorno ad una donna intesa come simbolo di tutte le donne. Grande song e testo. L’ultimo brano è grandioso quanto il primo che apre l’album. Where are you tonight, dove sei stanotte? E’ piu’ bella di che ne so, rispetto a Tangled Up in Blue (?) e’ musicalmente piu’ valida,mettetela sù e ascoltatela con il testo in italiano davanti, oppure mettete i due testi a confronto e ditemi se non e’ vero!!
Stefano C(NDR – Johnny Basement)“Impiegammo una settimana per realizzare Street Legal: lo mixammo quella seguente e quella dopo ancora uscì. Se non fossimo riusciti a farlo tanto in fretta, non sarebbe mai uscito, perché dovevamo assolutamente tornare on the road” (Bob Dylan)
A diritto di replica considero Street Legal, (18esimo lavoro in studio per Dylan) un "quasi" capolavoro, come dice anche il critico rock e (personal) guru spirituale Paolo Vites. L'unico vero difetto di Street Legal è quello di collocarsi fra i più fortunati Desire e Slow train comin ', e di non chiudere il poker d'assi inaugurato con Planet Waves e seguito da Blood e Desire. Forse era chiedere troppo ad un uomo tormentato come Dylan in quel periodo e il lavoro beneficia di questo nervosismo e di questa intensità, ma manca di spessore e lucidità in certe soluzioni d’arrangiamenti.
Se mentre in Blood e Desire, le scelte minimali d’arrangiamenti, (i ripensamenti sull’organico delle session) o un sound, pieno e d'impatto come il violino e le percussioni di Desire, hanno apportato beneficio alla resa finale; qui, a volte, c'è molta baraonda e non un'idea unitaria di sound. In più il tallone d'Achille del disco è quel sax (in aggiunta ai cori gospel un po’ kitsch) che a mio avviso con Dylan, col suo mondo musicale non ha prodotto quell’alchimia che invece altri artisti, (Springsteen, Morrison o Waits) sono riusciti a ricreare con maggior efficacia e fortuna.
Volevo segnalare, oltre alla recente cover di Patty Smith per Changing Of The Guards, le magiche ed ipnotiche versioni di Senor, la prima eseguita da un Jerry Garcia in stato di grazia (Masked and Anonymous OST) e l’altra dal combo Willie Nelson & Calexico (I’ m not there OST)