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Tell Tale Signs: Rare and Unreleased

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Tell Tale Signs: Rare and Unreleased 1989–2006 P ochi progetti archivistici hanno avuto l’impatto culturale della Bootleg Series di Dylan, nel panorama discografico attuale. Nata nel 1991 anche come risposta ufficiale al mercato dei bootleg, la serie ha progressivamente modificato il modo stesso di guardare al materiale rimasto fuori dagli album. L’outtake ha smesso di essere soltanto uno scarto destinato a rimanere chiuso in un archivio: è diventato una parte possibile della storia dell’opera. Quando il 6 ottobre 2008 uscì The Bootleg Series Vol. 8: Tell Tale Signs: Rare and Unreleased 1989–2006 , questa trasformazione aveva ormai raggiunto un punto particolarmente significativo. Il volume raccontava quasi vent’anni di carriera, attraversando Oh Mercy , Good as I Been to You , World Gone Wrong , Time Out of Mind , “Love and Theft” e Modern Times , oltre a materiale destinato a colonne sonore e registrazioni dal vivo. Il disco costruiva una controstoria della produzione dylaniana fra ...

Album Review: Bob Dylan's Time Out of Mind

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Album Review: Bob Dylan’s Time Out of Mind  Time Out of Mind is Bob Dylan’s 30th studio album, as well as one of his greatest successes, recognized by critics, audiences, and, for once, by the awards it received. It may sound strange today, but the record was hailed as Album of the Year, ahead of releases such as Paul McCartney’s Flaming Pie and Radiohead’s OK Computer. Although issued as a single CD, Time Out of Mind is in reality a double studio album. Wikipedia claims it was the first double album since Self Portrait (1970), but the last one had actually been The Basement Tapes (1975). The total running time is 72 minutes and 50 seconds, with the single track “Highlands” reaching double figures at 16 minutes and 31 seconds.Recorded at the imposing Criteria Studios in Miami, the album once again features Daniel Lanois at the helm. In some ways it can be seen as a kind of sequel to Oh Mercy, even though there are clear differences in sound, approach, and execution. Here the ar...

A proposito di Shooting Star

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A proposito di Shooting Star di Bob Dylan Nel 1989 Dylan arriva a New Orleans in una fase di smarrimento: lunghi tour, dischi disomogenei, difficoltà nel ritrovare una voce coerente. In Chronicles, descrive la città simbolo della Louisiana come un luogo misterioso e viscerale che “si muove da sola”, una città che sembra impastare calore, fatalismo e musica in ogni strada. Daniel Lanois lo invita a lasciarsi trasportare da quell’energia primordiale, costruendo un suono che unisce profondità emotiva, riverberi densi e una specie di malinconia luminosa. È in questo scenario che nasce Shooting Star, brano di chiusura del disco, e in qualche modo suo sigillo spirituale. La canzone condensa l’atmosfera di Oh Mercy: meditativa ma mai remissiva, intrisa di rimpianto ma attraversata da una tensione verso la grazia, lucida senza essere cinica. Il testo ruota intorno all’immagine della stella cadente, simbolo di epifania istantanea, di qualcosa che passa troppo in fretta per essere afferrato. Ogn...

A proposito di Desolation Row

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Desolation Row di Bob Dylan è un palcoscenico di legno che trema sotto il peso di una narrazione barocca. Spogliato dalle incrostazioni del gossip e dell’aneddoto, il testo rivela una catasta di eventi che unisce la ferocia materica del Decameron di Boccaccio alla solennità del dramma elisabettiano. Il cantautore vi opera come un drammaturgo europeo che dirige un film corale: ogni figura, dal nobile all’abbietto, occupa il primo piano in un’anarchia metodica. La strada è americana; il teatro che vi si svolge arriva da più lontano, dalla tradizione shakespeariana alla Commedia dell’Arte, dalla farsa popolare alla grande letteratura europea. La narrazione si apre con la sfilata dell’autorità immobile. Il Commissario cieco è tenuto in trance, le Squadre di soccorso si annoiano, i Venditori di cartoline monetizzano l’esecuzione imminente. Già qui vengono fissate le regole del teatro: la tragedia è sotto gli occhi di tutti, eppure la macchina sociale continua a recitare la propria parte, co...

Irwin Silber, la crisi del folk e la trasformazione di Dylan nel '64

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1964: Irwin Silber, la crisi del folk e la trasformazione di Bob Dylan Nel novembre del 1964 Irwin Silber, direttore di Sing Out!, indirizzò a Bob Dylan una lettera aperta destinata a diventare uno dei documenti più rivelatori del rapporto fra il cantautore e il movimento folk americano. Silber conosceva bene il terreno. La rivista aveva pubblicato tredici sue canzoni e ne aveva seguito l’ascesa quando il nome di Dylan apparteneva ancora soprattutto alla comunità folk e alla sua idea di canzone come strumento collettivo.  Nella lettera convivono ammirazione autentica e una preoccupazione netta: Dylan è diventato una celebrità, viaggia con un seguito, dispone di una privacy prima sconosciuta e, secondo Silber, rischia di perdere il contatto con chi lo aveva seguito fin dall’inizio.  Anche le nuove canzoni gli sembrano cambiate: più introspettive, meno riconducibili alla funzione pubblica della protesta. Il passaggio più rivelatore arriva quando evoca «the old one», il vecchio D...

Album Review: Bob Dylan’s Oh Mercy

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  In 1989 Bob Dylan arrived in New Orleans at a moment in his career when he appeared to have lost something essential. After Knocked Out Loaded and Down in the Groove , years of relentless touring, and a somewhat uneven run of albums, the prospect of a major new Dylan record no longer seemed assured. It is in this climate that Oh Mercy begins to take shape. The songs were written in Malibu, yet the album was recorded in New Orleans during the early months of 1989. In Chronicles, Volume One , Dylan devotes one of the book’s most vivid sections to the making of Oh Mercy , portraying an artist immersed in an environment that seems to possess a life of its own. New Orleans is a city that resists being reduced to mere backdrop. Dylan experiences it as something mysterious, visceral, almost autonomous, a place that moves, breathes, and continually generates music. It is a city where the past never quite recedes, and where traditions still circulate through the streets. For a writer in...

I migliori dischi dal vivo di Bob Dylan

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Un viaggio tra i concerti che hanno segnato la carriera e la storia della musica: dagli esordi acustici al leggendario Manchester ’66, dalla Rolling Thunder Revue a Before the Flood , fino ai tesori nascosti della Bootleg Series, una guida imprescindibile al Dylan live. La discografia dal vivo di Bob Dylan non è un semplice corollario a quella in studio, ma un vero e proprio archivio parallelo, spesso più rivelatore delle trasformazioni dell’artista rispetto ai dischi ufficiali. Dai primi anni Sessanta fino all’età matura, il palco è stato per Dylan un laboratorio permanente, un luogo di riscrittura continua, di scontro con il pubblico, di reinvenzione radicale del proprio repertorio. In questo senso, album come Live at The Gaslight 1962 assumono un valore fondativo: non solo il primo documento live ufficiale della sua carriera, ma anche la fotografia di un giovane autore ancora immerso nella tradizione folk, prima che la frattura elettrica ridefinisse per sempre il linguaggio della m...

Oh Mercy

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Oh Mercy è il 26° album in studio del cantautore americano Bob Dylan, pubblicato il 12 settembre 1989 dalla Columbia Records. Prodotto da Daniel Lanois, fu accolto dalla critica come un trionfo per Dylan, dopo una serie di album con recensioni negative. "Oh Mercy" diede a Dylan il suo miglior piazzamento in classifica da anni, raggiungendo il numero 30 nella classifica Billboard negli Stati Uniti e il numero 6 nel Regno Unito. La composizione dei brani nella casa di Dylan a Malibu e la registrazione dell'album a New Orleans sono descritte da Dylan in dettaglio nel capitolo "Oh Mercy" delle sue memorie Chronicles: Volume One. Il fonico Mark Howard ha osservato che Dylan aveva già tentato di registrare i brani con Ronnie Wood, ma non era soddisfatto del risultato: "Esiste un'intera versione di "Oh Mercy" registrata con Ron Wood. Ma credo che Dylan avesse forse deciso che non gli piaceva quello che era successo". Nella primavera o nell'e...