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A proposito di Desolation Row

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Desolation Row di Bob Dylan è un palcoscenico di legno che trema sotto il peso di una narrazione barocca. Spogliato dalle incrostazioni del gossip e dell’aneddoto, il testo rivela una catasta di eventi che unisce la ferocia materica del Decameron di Boccaccio alla solennità del dramma elisabettiano. Il cantautore vi opera come un drammaturgo europeo che dirige un film corale: ogni figura, dal nobile all’abbietto, occupa il primo piano in un’anarchia metodica. La strada è americana; il teatro che vi si svolge arriva da più lontano, dalla tradizione shakespeariana alla Commedia dell’Arte, dalla farsa popolare alla grande letteratura europea. La narrazione si apre con la sfilata dell’autorità immobile. Il Commissario cieco è tenuto in trance, le Squadre di soccorso si annoiano, i Venditori di cartoline monetizzano l’esecuzione imminente. Già qui vengono fissate le regole del teatro: la tragedia è sotto gli occhi di tutti, eppure la macchina sociale continua a recitare la propria parte, co...

Desolation Jack - Dylan e il percorso beatnik

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Desolation Jack - Bob Dylan sulle strade della Beat Generation   Quando nel 1965 Bob Dylan pubblica Bringing It All Back Home, il gesto è duplice: il blues che torna in America dopo la British Invasion e la canzone stessa che Dylan decide di rifondare dall'interno. In quell'album avviene una rottura del canone. La canzone smette di essere una forma chiusa e lineare e diventa un contenitore fluido, capace di assorbire poesia, visioni e frammenti di linguaggio. Se i primi dischi guardavano alla terra e alla polvere della tradizione folk incarnata da Woody Guthrie, qui lo sguardo si alza verso l'etere e verso il sogno, seguendo la scia aperta dalla Beat Generation. Il motore di questo cambiamento è Jack Kerouac. Dylan ne assorbe il metodo. La celebre "prosa spontanea" diventa un modello operativo per la scrittura delle canzoni. Subterranean Homesick Blues funziona come un flusso di coscienza jazzistico battuto a macchina su carta continua: le parole contano per l...

Irwin Silber, la crisi del folk e la trasformazione di Dylan nel '64

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1964: Irwin Silber, la crisi del folk e la trasformazione di Bob Dylan Nel novembre del 1964 Irwin Silber, direttore di Sing Out!, indirizzò a Bob Dylan una lettera aperta destinata a diventare uno dei documenti più rivelatori del rapporto fra il cantautore e il movimento folk americano. Silber conosceva bene il terreno. La rivista aveva pubblicato tredici sue canzoni e ne aveva seguito l’ascesa quando il nome di Dylan apparteneva ancora soprattutto alla comunità folk e alla sua idea di canzone come strumento collettivo.  Nella lettera convivono ammirazione autentica e una preoccupazione netta: Dylan è diventato una celebrità, viaggia con un seguito, dispone di una privacy prima sconosciuta e, secondo Silber, rischia di perdere il contatto con chi lo aveva seguito fin dall’inizio.  Anche le nuove canzoni gli sembrano cambiate: più introspettive, meno riconducibili alla funzione pubblica della protesta. Il passaggio più rivelatore arriva quando evoca «the old one», il vecchio D...

La trilogia del tempo di Bob Dylan

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Bob Dylan e la trilogia del tempo: il viaggiatore dell’eterno I tibetani credono in uno stato di transizione tra la morte e la rinascita: la morte come periodo di attesa, prima che l’anima venga accolta da un nuovo grembo. È un’immagine che, per libera associazione, richiama certe pagine di Rumore bianco di Don DeLillo e che introduce bene il mistero di un artista capace di sembrare vissuto più volte, muovendosi nel tempo come un viaggiatore immortale. L’uomo è da sempre attratto dal mistero del tempo. I greci antichi usavano due parole per definirlo: Chronos, lo scorrere lineare dei minuti, e Kairos, il momento opportuno, la dimensione qualitativa dell’istante. Se il mondo moderno esalta il Chronos attraverso la produttività e la velocità, la figura di Bob Dylan sembra collocarsi interamente nel Kairos. «Abbiamo la tendenza a vivere nel passato, ma questo riguarda la mia generazione. I giovani non hanno un passato, sanno solo quello che vedono e sentono», ha dichiarato Dylan al Ne...

Album Review: Bob Dylan’s Oh Mercy

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  In 1989 Bob Dylan arrived in New Orleans at a moment in his career when he appeared to have lost something essential. After Knocked Out Loaded and Down in the Groove , years of relentless touring, and a somewhat uneven run of albums, the prospect of a major new Dylan record no longer seemed assured. It is in this climate that Oh Mercy begins to take shape. The songs were written in Malibu, yet the album was recorded in New Orleans during the early months of 1989. In Chronicles, Volume One , Dylan devotes one of the book’s most vivid sections to the making of Oh Mercy , portraying an artist immersed in an environment that seems to possess a life of its own. New Orleans is a city that resists being reduced to mere backdrop. Dylan experiences it as something mysterious, visceral, almost autonomous, a place that moves, breathes, and continually generates music. It is a city where the past never quite recedes, and where traditions still circulate through the streets. For a writer in...

I migliori dischi dal vivo di Bob Dylan

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Un viaggio tra i concerti che hanno segnato la carriera e la storia della musica: dagli esordi acustici al leggendario Manchester ’66, dalla Rolling Thunder Revue a Before the Flood , fino ai tesori nascosti della Bootleg Series, una guida imprescindibile al Dylan live. La discografia dal vivo di Bob Dylan non è un semplice corollario a quella in studio, ma un vero e proprio archivio parallelo, spesso più rivelatore delle trasformazioni dell’artista rispetto ai dischi ufficiali. Dai primi anni Sessanta fino all’età matura, il palco è stato per Dylan un laboratorio permanente, un luogo di riscrittura continua, di scontro con il pubblico, di reinvenzione radicale del proprio repertorio. In questo senso, album come Live at The Gaslight 1962 assumono un valore fondativo: non solo il primo documento live ufficiale della sua carriera, ma anche la fotografia di un giovane autore ancora immerso nella tradizione folk, prima che la frattura elettrica ridefinisse per sempre il linguaggio della m...