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Visualizzazione dei post da giugno, 2024

A proposito di Rough and Rowdy Ways

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 Rough and Rowdy Ways: un Bob Dylan ruvido e ispirato  E’ un Dylan diverso quello che torna a calcare le scene. Fermamente convinto del fatto che ogni sette anni il nostro corpo possa mutare, l’Autore si presenta con un pugno di canzoni durante l’ora più buia.Ad attenderlo, manco a farlo apposta sono davvero Rough and Rowdy Times . Già il tempo, i tempi:chi meglio di un artista con una carriera alle spalle lunga mezzo secolo, potrebbe giocare con il tempo, con lo spazio? Bob Dylan aveva scritto queste canzoni presumibilmente prima dell’emergenza da Covid-19, specialmente prima che l’America tornasse a bruciare. Ed è strano non abbia citato, in un disco dove c’è tanto cinema l’ Orson Welles che parlando dell’antica Roma elogiava le qualità dell’orchestra di Nerone, che suonava magnificamente, mentre il mondo intorno brucia. Non sappiamo se Dylan sia un appassionato di Paolo Sorrentino e della sua Grande Bellezza, ma ricordiamo di certo la sua passione per Fellini e per Claud...

Il cambio di guardia dylaniano: Street-Legal

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Un fallimentare cambio di guardia per Bob Dylan in piena esplosione punk   "C'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di sogni passati, c'è un panorama rapito. Mentre la sua bellezza si nasconde e la vedo togliere le tende, non vorrei, ma poi ancora, forse posso. Oh, se solo potessi trovarti stanotte." Anche per un Forever Young come Dylan arriva il momento della maturità. Street-Legal è infatti il suo 18esimo disco in studio, pubblicato il 15 giugno 1978. Per chi vi scrive si tratta di un album particolare, per cui ha sempre provato affetto e condiscendenza. Voglio dirlo esplicitamente: amo Street-Legal, per ragioni che tenterò di eviscerare in questo commento retrospettivo. Secondo un modo di pensare convenzionale, è più semplice scrivere di argomenti che ci appartengono e che ci stanno maggiormente a cuore. Ritengo sia un luogo comune da sfatare. Detto ciò, tenterò di risalire la china e darvi un punto di vista personale di quest...

Cavalli di Ritorno al sole Dylaniano

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Self Portrait (1970) Esiste forse una categoria di persone più povere di spirito rispetto a quella del critico musicale o del critico in generale? Pensare oggi a Self Portrait, decimo lavoro in studio di Bob Dylan e secondo album doppio a distanza di quattro anni da Blonde on Blonde, ci fa pensare subito al film di Woody Allen Io e Annie, dove il solone di turno stroncava senza pietà la poetica di Federico Fellini . Perché a distanza di cinquant'anni ci sarebbe da capire il motivo per cui questo disco venne accolto con tanta ostilità! Eppure Dylan coadiuvato dall'abituale produttore Bob Johnston non fa altro che radunare il solito gruppo di lavoro, ancora una volta diviso tra le sessions di New York e quelle di Nashville. Mette dentro un po' di generi differenti, di musicisti in voga e di robusti e abili virtuosi che in studio erano abituati a sfornare dischi importanti e a collaborare con solisti di primissimo livello. Però qui qualcosa va davvero storto! Perchè dall...