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Mascherati e Anonimi

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  Non sembra, ma sono trascorsi più di vent’anni quando Bob Dylan inaugurava uno dei suoi periodi creativi più produttivi sul piano multimediale. Poco prima era stato pubblicato il suo trentunesimo album in studio, Love and Theft , che per la seconda volta consecutiva gli aveva fruttato un Grammy, questa volta nella categoria di miglior album folk contemporaneo. Il tutto avveniva a stretto raggio dalla conquista della statuetta per la miglior canzone originale, grazie a Things Have Changed , composta per il film Wonder Boys . Dylan decide allora di capitalizzare il momento favorevole realizzando un nuovo progetto per il cinema. In collaborazione con il regista Larry Charles scrive la sceneggiatura di Masked and Anonymous . Il film porta la sua firma anche nella colonna sonora, dove il cantautore compie una scelta insolita e solo in parte riuscita: utilizzare esclusivamente brani propri, ma affidandone l’esecuzione ad altri interpreti. Alcuni sono nomi notissimi, come Grateful Dead...

Le canzoni di Bob Dylan a servizio del cinema

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  Le canzoni di Bob Dylan al servizio del cinema Diciamolo subito: la musica, e le canzoni in particolare, non hanno sempre bisogno di commenti critici. Anche quando chi scrive lo fa spinto da una passione autentica, il risultato può restare accessorio, rivedibile, talvolta persino superfluo. Se esiste un caso emblematico in questo senso, la produzione musicale di Bob Dylan lo rappresenta in modo quasi paradigmatico. E non è un discorso che riguarda soltanto la critica musicale italiana, tradizionalmente fragile e poco incisiva, ma un problema più ampio che coinvolge studiosi, teorici, letterati e musicologi che nel tempo hanno tentato di interpretare il cosiddetto “fenomeno Dylan”. Non di rado, chi ne scrive non ha mai imbracciato uno strumento. In altri casi, alcuni contributi critici mostrano una conoscenza parziale o indiretta delle fonti originarie da cui Dylan ha tratto ispirazione. A questo si aggiunge una questione metodologica che resta aperta: le sue opere vanno giudicat...

Io, Bob Dylan e il cinema come veicolo della miseria umana

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  Io, Bob Dylan e il cinema come veicolo della miseria umana   <<Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi.>> Parto da questa citazione di Arthur Rimbaud, perché trovo giusto irretire il lettore e persuaderlo del fatto che questo possa essere davvero un buon articolo da leggere! Nel corso degli anni, crescendo ho sviluppato una passione viscerale nei confronti di alcuni autori, indifferentemente legati al mondo dell'arte, della letteratura, del cinema e della musica popolare. Oggi, 42 anni compiuti, osservo il mondo da un punto di vista privilegiato, facendo della scrittura il mio mestiere per vivere e per pagare i conti. C'è un artista, anzi un musicista, che più di altri ho seguito durante gli ultimi 18-20 anni e risponde al nome di Bob Dylan. Bob Dylan? Ma non era morto? Può essere. Del resto lo dice egli stesso: I'm Not There. Dylan è un autor...