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Another Side of Bob Dylan

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Another Side of Bob Dylan (1964) In posa militare, puntavo la mano verso quei cani bastardi che insegnavano, senza preoccuparmi del fatto che sarei diventato il mio nemico nel momento stesso in cui avrei cominciato a pontificare. La mia esistenza guidata da battelli in confusione ammutinati da poppa a prua. Ah, ma ero molto più vecchio allora, sono molto più giovane adesso .   (Bob Dylan)   Non ci voleva poi così tanto a capire che l'artista che pubblicò il suo terzo album autografo (quarto in totale) era già una persona differente rispetto a quella che aveva composto un anno primo il suo disco più impegnato e politico. Forse il titolo non è il modo migliore per marcare la distanza e il cambio di passo, ma Another Side of Bob Dylan è senza dubbio la più convincente fotografia di un autore all'epoca 23enne che stava tentando di affrancarsi dall'immagine che gli volevano costruire attorno. Oggi basta fare qualche ricerca in rete per trovare una miriade di articoli, alcuni...

Il potere della parola: Bob Dylan a ruota libera

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The Freewheelin’ Bob Dylan (1963)   La cosa più scioccante di questo disco è che si possono prendere anche i brani minori e scriverne per ore e ore. Non c'è bisogno di azzannare e di aggredire alla giugulare un'opera così bella, iconica e capace di resistere e sopravvivere al lento scorrere del tempo. Già, il tempo! “My only friend, the end” dirà qualche anno dopo uno sciamanico Jim Morrison . Bisogna riavvolgere il nastro e ripartire da questa copertina iconica, una delle più importanti e suggestive di una decade tanto importante come i sessanta. Uno scatto che è tutto un dettaglio, un simbolo. Scende in strada Bob Dylan, con il tutto il suo entusiasmo e non è da solo. Nel disco, tra i solchi di questo esordio, come autore, è quasi sempre solo lui, con la sua incredibile penna, con le sue parole, taglienti come forbici, in una notte buia come la pece. Ci sono dischi che hanno un biglietto da visita migliore rispetto a The Freewheelin' Bob Dylan ? A ben vedere questo...

Bringing It All Back Home (1965)

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Bringing It All Back Home (1965) Bob Dylan nel 1965 sente che è giunto il momento di compiere uno strappo necessario con il mondo del folk, ambiente che lo aveva eletto giustamente Principe, per il livello di popolarità, destrezza e qualità artistiche mostrate in pochi anni di attività musicale professionale. Ma Dylan non era solo questo, come stavano per apprendere in moltissimi. È facile oggi giudicare un disco che all'epoca fu un vero spartiacque, capace di commuovere, scuotere, creare hype, polemica, mettere tutti d'accordo e scalare le classifiche di vendita come mai era riuscito a ottenere con i lavori precedenti. Chi non c'era non può capire, si dice. Possiamo quindi immaginare cosa è stato poggiare sul piatto del proprio giradischi il lato A di questo imperdibile capolavoro. Ed è proprio nel lato A che il Dylan autore ed esecutore riserva le sorprese più imprevedibili. Pronti via e si parte con il teso blues rock di Subterranean Homesick Blues. Un testo inarrivabi...

Bob Dylan: l'eponimo che segna il debutto del menestrello

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  Bob Dylan (album eponimo del 1962) Nessuno, forse nemmeno il grande talent scout John Hammond poteva prevedere quello che sarebbe accaduto, in chiave retrospettiva dopo quel 1962.  Eppure è proprio da questa data, 19 marzo 1962 che bisogna iniziare, se si vuole ripercorrere in maniera coerente e completa la vicenda artistica di Bob Dylan. Dai primi timidi tentativi di scrittura, che sono appunto contenuti in questo esordio. I brani autografi sono due: Talkin' New York e soprattutto Song to Woody, dedicata proprio al suo mito, Woody Guthrie , la principale fonte di ispirazione per questo acerbo cantautore. Eppure nel disco si sente anche altro, inclusi brani che faranno da lì a breve la fortuna dei loro esecutori. Pensiamo ad esempio a un pezzo come House of the Risin' Sun, che di lì a breve avrebbe fatto la fortuna di Eric Burdon e dei suoi Animals. Ci sono poi altre canzoni che meritano una citazione e una analisi più approfondita, come ad esempio Baby Let Me Follow You Do...

Dylan and I (Un'altra curva nella memoria)

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DYLAN & I (TIME PASSES SLOWLY) Approfitto di questo momento di pace apparente, quiete prima della tempesta, per vuotare il sacco. In maniera definitiva. Non è stato facile, almeno per chi vi scrive, diventare un appassionato di musica. Sarà che non ero nato nel posto giusto, forse avrò sbagliato a scegliere famiglia. Oppure ho frequentato persone che non mi facevano sentire parte di qualcosa, parlo in termini esclusivamente musicali, sia chiaro. Fatto sta che prima dei 16-17 anni, che poi coincide con le premature cotte, sbandate per ragazze irraggiungibili, inarrivabili, non era ancora scattata la scintilla tra me e la musica. Ascoltavo canzoni, quello sicuramente, ma non pensavo di essere portato per diventare un vero e grande appassionato. Preferito i libri, preferivo i film, la scrittura, la contemplazione. A pensarci bene in effetti, ancora oggi preferisco scrivere, leggere, guardare film. Ma non è questo il punto. Il punto è che in una zona segreta e oscura, scattò qualcosa...

Infidels - Nessuno canta come Dylan

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Nessuno canta il blues come Dylan   All'inizio degli anni Ottanta, Dylan si ritrova per la prima volta nella posizione di non essere né un prodotto commerciale alla moda né un artista di tendenza secondo la critica. Le mode dominanti dei tardi Settanta e dei primi Ottanta erano il punk, la new wave, il funk e la disco, generi dai quali Dylan era molto lontano, nonostante le sue contaminazioni in chiave di soul music, proprio di quest'epoca. Il suo ultimo successo commerciale risaliva al 1979, quando Slow Train Coming fu un grande successo, portandogli in dote il suo primo Grammy per merito del singolo Gotta Serve Somebody. Nonostante le tematiche religiose e una musica notevolmente in debito nei confronti del gospel, Dylan aveva chiuso in attivo un decennio caratterizzato da alcuni alti, ma parecchi bassi. Non ci fu mai un annuncio ufficiale o qualcosa di simile, ma Infidels segnò il ritorno per Bob Dylan alla musica laica o quantomeno a materiale privo di riferimenti cristi...

World Gone Wrong & Good as I been to You

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Good as I been to You - World Gone Wrong (1992-1993) Per analizzare in modo strutturato gli album folk e tradizionali pubblicati da Bob Dylan durante i primi anni novanta bisogna fare  prima qualche passo indietro. Per una maggiore comprensione della sua vicenda artistica, della scena musicale turbolenta e fertile, di quel decennio appena iniziato, ma che già aveva mostrato vento di cambiamento. In effetti c'era stato più di uno squillo da parte delle nuove leve musicali e di una generazione che si sarebbe presa con autorevolezza le luci della ribalta.  Bisogna partire proprio da quel programma televisivo di enorme successo e impatto che fu appunto l' Unplugged , ma anche lo stesso palinsesto di MTV potrebbe aiutarci a compiere una ricognizione efficace e polifonica. Dire che Bob Dylan alla soglia del nuovo millennio era un artista senza più molto da dire è un luogo comune da sfatare con ogni mezzo, legale e illegale. Stiamo parlando di un autore e di un interprete che aveva...

Bob Dylan/ The Band - Before the Flood

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Dylan torna in tour per restarci (On the Road Again) Troppo presto parlare di Neverending Tour, ma il Dylan della seconda parte degli anni Settanta, mostra subito alcune delle sue carte migliori, con una lunga serie di concerti. Si parte forte con i sodali The Band e le cose si fanno subito serie, soprattutto si nota la distanza rispetto al tour di otto anni prima, sempre con la medesima formazione. A dire il vero questa volta partecipa anche Levon Helm, che nel 1966 era stato sostituito prima da Bobby Gregg, poi da Mickey Jones.  La differenza più sostanziale è però un'altra. Stavolta The Band non partecipa alla tournée come semplice gruppo di musicisti d'accompagnamento del solista. Questa volta The Band dividono a tutti gli effetti il cartellone con Dylan, eseguendo un loro set, dove suonano i loro grandi successi.  Il concerto infatti inizia con Dylan & The Band, prosegue poi con i canadesi senza Dylan, poi tocca a quest'ultimo fare un set da solo con chitarra e ...

Down in the Groove: commenti impopolari dylaniani

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  Commenti impopolari Dylaniani - Down in the Groove (1988) Scrive Joel Selvin, critico musicale del San Francisco Chronicle: “Bob Dylan ha fatto parecchi cattivi dischi. Ora i cattivi dischi sono il frutto del tentativo di realizzare buoni album. Bob Seger e Tom Petty probabilmente non hanno mai fatto dischi cattivi. Ma non hanno realizzato neanche un grandissimo album nella loro longeva attività discografica. Hanno prodotto invece buoni, ottimi dischi. Sul fatto che Knocked Out Loaded possa essere considerato il suo peggior album, ci sarebbe parecchio da discutere. Possiamo però pacificamente riconoscere che si tratti di uno dei sui peggiori 10 lavori in studio. Magari non è il peggiore in assoluto, ma di certo sta a fondo classifica.” Ho scelto di iniziare questo commento impopolare dedicato a Down in the Groove, facendo un piccolo passo indietro. Personalmente trovo davvero troppo semplice e riduttivo bollare questi dischi (che sono giustamente considerati minori) come se fosse...

Empire Burlesque: commenti impopolari dylaniani

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Qualcuno pensa che Empire Burlesque sia il disco l'album più sottovalutato di Dylan, io non so se questo è vero, ma di certo è uno dei più fraintesi, al pari di cose come Self Portrait, Street-Legal e Saved. Per ritrovare un disco contestato, a questi livelli, bisognerà attendere l'epoca di "Love and Theft". Diciamo che dal dopo Blood on the Tracks e Desire, dischi dove Dylan è riuscito a intercettare nuovamente i favori della critica, qualcosa è andato per il verso sbagliato. Infatti sia la critica che certo pubblico, non ha reagito in maniera positiva alla cosiddetta svolta "black" che il Nostro introduce con il sound sporco, torrenziale di certi passaggi contenuti in Street-Legal e in misura maggiore con il trittico gospel di Slow Train Coming, Saved e Shot of Love. Il furore gospel si attenua, fino a placarsi quasi, con Infidels, dove però Dylan recupera il suono e la sezione ritmica giamaicana, forse anche del suo veleggiare per il mare dei Caraibi. C...

A proposito di Rough and Rowdy Ways

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 Rough and Rowdy Ways: un Bob Dylan ruvido e ispirato  E’ un Dylan diverso quello che torna a calcare le scene. Fermamente convinto del fatto che ogni sette anni il nostro corpo possa mutare, l’Autore si presenta con un pugno di canzoni durante l’ora più buia.Ad attenderlo, manco a farlo apposta sono davvero Rough and Rowdy Times . Già il tempo, i tempi:chi meglio di un artista con una carriera alle spalle lunga mezzo secolo, potrebbe giocare con il tempo, con lo spazio? Bob Dylan aveva scritto queste canzoni presumibilmente prima dell’emergenza da Covid-19, specialmente prima che l’America tornasse a bruciare. Ed è strano non abbia citato, in un disco dove c’è tanto cinema l’ Orson Welles che parlando dell’antica Roma elogiava le qualità dell’orchestra di Nerone, che suonava magnificamente, mentre il mondo intorno brucia. Non sappiamo se Dylan sia un appassionato di Paolo Sorrentino e della sua Grande Bellezza, ma ricordiamo di certo la sua passione per Fellini e per Claud...

Il cambio di guardia dylaniano: Street-Legal

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Un fallimentare cambio di guardia per Bob Dylan in piena esplosione punk   "C'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di sogni passati, c'è un panorama rapito. Mentre la sua bellezza si nasconde e la vedo togliere le tende, non vorrei, ma poi ancora, forse posso. Oh, se solo potessi trovarti stanotte." Anche per un Forever Young come Dylan arriva il momento della maturità. Street-Legal è infatti il suo 18esimo disco in studio, pubblicato il 15 giugno 1978. Per chi vi scrive si tratta di un album particolare, per cui ha sempre provato affetto e condiscendenza. Voglio dirlo esplicitamente: amo Street-Legal, per ragioni che tenterò di eviscerare in questo commento retrospettivo. Secondo un modo di pensare convenzionale, è più semplice scrivere di argomenti che ci appartengono e che ci stanno maggiormente a cuore. Ritengo sia un luogo comune da sfatare. Detto ciò, tenterò di risalire la china e darvi un punto di vista personale di quest...