Il potere della parola: Bob Dylan a ruota libera
The Freewheelin’ Bob Dylan (1963) La cosa più scioccante di questo disco è che si possono prendere anche i brani minori e scriverne per ore e ore. Non c'è bisogno di azzannare e di aggredire alla giugulare un'opera così bella, iconica e capace di resistere e sopravvivere al lento scorrere del tempo. Già, il tempo! “My only friend, the end” dirà qualche anno dopo uno sciamanico Jim Morrison . Bisogna riavvolgere il nastro e ripartire da questa copertina iconica, una delle più importanti e suggestive di una decade tanto importante come i sessanta. Uno scatto che è tutto un dettaglio, un simbolo. Scende in strada Bob Dylan, con il tutto il suo entusiasmo e non è da solo. Nel disco, tra i solchi di questo esordio, come autore, è quasi sempre solo lui, con la sua incredibile penna, con le sue parole, taglienti come forbici, in una notte buia come la pece. Ci sono dischi che hanno un biglietto da visita migliore rispetto a The Freewheelin' Bob Dylan ? A ben vedere questo...