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Visualizzazione dei post da novembre, 2025

Analizzando la trilogia cristiana di Bob Dylan

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Bob Dylan Gospel Years: i semi di una svolta spirituale Quando si affronta la cosiddetta “trilogia religiosa” di Bob Dylan, ossia Slow Train Coming (1979), Saved (1980) e Shot of Love (1981), è impossibile comprenderne la portata senza riconoscere ciò che l’ha preceduta. Molti commentatori liquidano quel triennio come un’improvvisa conversione, un episodio isolato nella discografia del cantautore, ma la verità è più sfumata e, per certi versi, più intrigante. Gli indizi, i tremolii di inquietudine e le prime incrinature spirituali erano già percepibili in Street-Legal , il disco del 1978 che, pur non appartenendo formalmente alla fase cristiana, ne costituisce un fondamentale antefatto emotivo. In Street-Legal Dylan appare logorato, teso, quasi sfiancato da una vita privata in frantumi e da un rapporto con la fama che non trova più un equilibrio. La sua voce, graffiata e insieme grandiosa, si adagia su arrangiamenti pieni, su una produzione talvolta caotica ma mai priva di intens...

Ascoltando John Wesley Harding

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Ascoltando John Wesley Harding Pubblicato nel dicembre 1967, John Wesley Harding è uno degli album più enigmatici, rigorosi e silenziosamente rivoluzionari della discografia di Bob Dylan. Apparso in un momento di saturazione sonora — tra psichedelia dilagante, produzioni barocche e pop orchestrale — il disco compie una scelta controcorrente: si ritrae dal clamore, rifiuta il colore acceso del decennio e propone un suono scarno, severo, quasi monastico. È un’opera che non eleva la voce ma la concentra, che non cerca di stupire ma di rivelare. Questo gesto di sottrazione è forse la sua più radicale affermazione artistica. Dopo l’incidente motociclistico del 1966, vero o presunto che fosse, Dylan riappare con un disco che sembra provenire da un altro secolo. Il tono è biblico, l’ambientazione è da West frontiera interiore, e le narrazioni — piene di ambiguità morali, figure archetipiche e parabole — inaugurano una fase nuova della sua scrittura: più asciutta, più concentrata, più criptica...

John Wesley Harding: il rock biblico secondo Bob Dylan

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  Mi ritiro dalle scene per produrre rock biblico Durante il dicembre 1967 Bob Dylan diede alle stampe il suo ottavo lavoro discografico, John Wesley Harding .  Prodotto da Bob Johnston e registrato nuovamente a Nashville, con un ristretto gruppo di musicisti, dove ritroviamo Charlie McCoy al basso, Kenneth Buttrey alla batteria e la pedal steel guitar di Pete Drake in due brani. Il resto lo fa Dylan che suona chitarra, piano e armonica. E' un lavoro diverso rispetto ai tre dischi elettrici che l'hanno preceduto. Anche a livello testuale e tematico vi sono differenze sostanziali. Troviamo in questo contesto dodici brani, sei per facciata, dove la traccia più lunga, The Ballad of Frankie Lee and Judas Priest non va oltre i 5 minuti e 35 secondi. Da quando il suo autore ha iniziato a produrre dischi autografi, non era mai accaduto che desse alle stampe un numero cospicuo di canzoni tanto brevi. In un paio di occasioni scendiamo sotto la soglia dei due minuti e mezzo, se...