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Analizzando Idiot Wind

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A proposito di Idiot Wind (1975) Idiot Wind, uno dei vertici assoluti di Blood on the Tracks (1975), rappresenta il pieno ritorno di Bob Dylan alla sua forma più alta, quella che aveva definito gli anni Sessanta ma ora filtrata attraverso una maturità ferita, consapevole e radicalmente esposta. È una canzone che nasce da uno stato di necessità, parola che brucia mentre viene enunciata. Qui Dylan non osserva il mondo dall’esterno, né canta parabole simboliche: qui parla direttamente dalla frattura, dalla fine di un legame che non ha lasciato dietro di sé né pace né chiarimenti, ma solo il bisogno urgente di dire, di prendere fiato, di non affogare. La traccia entra senza alcuna introduzione, come un’irruzione emotiva: la voce è tesa, ruvida, spinta fino a un limite che suona quasi fisico. Howard Devoto ha scritto che Idiot Wind “esplode già alla prima riga”: ed è vero, perché Dylan non concede respiro, non prepara il terreno, non crea distanza. Ogni frase viene cantata come se fosse un ...