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Visualizzazione dei post con l'etichetta Shadows in the Night

A proposito di Shadow Kingdom

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  Shadow Kingdom (2021)   È innegabile come la lunga e rilevante carriera di Bob Dylan possa essere analizzata in base a diverse fasi, epoche, bruschi balzi temporali in avanti, indietro e in orizzontale. C’è stato però durante questi dieci anni un momento cruciale, un crossroad, l’ennesimo, il quale pare essere sfuggito alla critica mainstream. Mi riferisco a quella fase inaugurata con “Love and Theft” album del ritorno del 2001, erroneamente considerato sequel del precedente Time Out Of Mind, dove il Nostro cambiò praticamente modus operandi. Da lì in poi realizzò tre dischi composti da inediti, l’ultimo dei quali risponde al nome di Tempest, del 2012. Successivamente iniziò la pubblicazione di quello che venne giustamente definito come il suo Great American Songbook. Tre volumi per cinque album, il primo dei quali si intitola appunto Shadows in the Night, disco concept composto da dieci tracce standard pop, portate al successo da Frank Sinatra, a cavallo tra gli anni qu...

Bob Dylan: The Great American Songbook

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Tra il 2015 e il 2017 Bob Dylan attraversa il Great American Songbook con tre dischi radicali, incisi senza nostalgia né virtuosismi. Shadows in the Night , Fallen Angels e Triplicate rileggono 54 canzoni storiche spogliandole di retorica e restituendole al tempo presente. In un’America inquieta e alla vigilia del Nobel, Dylan sceglie la tradizione come gesto critico, preparando il ritorno alla scrittura autografa e ridefinendo voce, memoria, interpretazione e senso ultimo della canzone americana classica. La fase del Great American Songbook nella carriera di Bob Dylan, compresa tra Shadows in the Night (2015), Fallen Angels (2016) e Triplicate (2017), rappresenta uno dei momenti più radicali, fraintesi e densi della sua traiettoria artistica recente. Non perché segni una rottura improvvisa con il passato, ma perché porta a compimento un dialogo con la tradizione americana che Dylan aveva avviato decenni prima, e che qui assume una forma definitiva, spoglia e programmaticamente an...

Shadows in the Night

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 “Realizzare questo disco è stato un autentico privilegio. Tutti conoscevamo molto bene questi brani. È stato fatto tutto dal vivo, forse in una o due registrazioni. Senza alcuna sovra incisione. Niente cuffie, niente cabina di registrazione per il cantante. Di cover ne sono state fatte abbastanza: seppellite. Quello che io e la mia band stiamo tentando è il procedimento inverso. Disseppellire i pezzi dalla tomba, per riportarli alla luce del giorno. Perché questa band non lavora con il favore delle tenebre, o meglio non sempre!”  (Bob Dylan on “Shadows in the Night”) Ora, ammetto di non aver seguito con grande interesse "il periodo Sinatra" di Bob Dylan, tanto che ho acquistato e ascoltato in tempo reale solo l'ultimo dei tre (o cinque) lavori: Triplicate, ma più che altro in seguito all'hype post Nobel. Nel 2014 e successivamente nei primi mesi del 2015, cioè sei anni fa, avevo da poco archiviato una delle mie parentesi musicali più intense, ma rovinose e fallimen...