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La svolta elettrica di Bob Dylan

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The Cutting Edge: la svolta elettrica di Bob Dylan (1965-1966) Senza nulla togliere a quello che è venuto dopo, è innegabile che per Bob Dylan il decennio d’oro sia quello compreso tra il 1962 e il 1971. Basta prendere tra le mani il cd o il vinile di More Bob Dylan Greatest Hits per rendersene conto. Entrando più nello specifico, quel decennio è stato caratterizzato da un flusso creativo senza precedenti, di cui The Cutting Edge rappresenta l’apogeo. The Bootleg Series Vol. 12: The Cutting Edge 1965-1966 è il dodicesimo volume (in realtà il decimo) dedicato al materiale d’archivio, di studio e dal vivo del catalogo dylaniano, pubblicato nel novembre 2015. Si tratta di una raccolta formidabile che per la prima volta riunisce i tre capolavori della cosiddetta svolta elettrica, comprendente gli album Bringing It All Back Home , Highway 61 Revisited e Blonde on Blonde . La critica dylaniana oggi può essere suddivisa in tre macro-categorie. La prima include i decani come Greil Marcus...

John Wesley Harding: il rock biblico secondo Bob Dylan

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  Mi ritiro dalle scene per produrre rock biblico Durante il dicembre 1967 Bob Dylan diede alle stampe il suo ottavo lavoro discografico, John Wesley Harding .  Prodotto da Bob Johnston e registrato nuovamente a Nashville, con un ristretto gruppo di musicisti, dove ritroviamo Charlie McCoy al basso, Kenneth Buttrey alla batteria e la pedal steel guitar di Pete Drake in due brani. Il resto lo fa Dylan che suona chitarra, piano e armonica. E' un lavoro diverso rispetto ai tre dischi elettrici che l'hanno preceduto. Anche a livello testuale e tematico vi sono differenze sostanziali. Troviamo in questo contesto dodici brani, sei per facciata, dove la traccia più lunga, The Ballad of Frankie Lee and Judas Priest non va oltre i 5 minuti e 35 secondi. Da quando il suo autore ha iniziato a produrre dischi autografi, non era mai accaduto che desse alle stampe un numero cospicuo di canzoni tanto brevi. In un paio di occasioni scendiamo sotto la soglia dei due minuti e mezzo, se...

Bob Johnston, Nashville e la produzione dylaniana

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Bob Johnston, Nashville e la produzione dylaniana (1965-1970) Quanti di noi saprebbero davvero indicare il ruolo di un produttore musicale? Oggi conosciamo i nomi di artisti come Daniel Lanois, Brian Eno, Tony Visconti, Rick Rubin e T Bone Burnett, produttori che in molti casi sono a loro volta musicisti prestati e passati dietro la console, che mettono le loro conoscenze a servizio delle case discografiche e di star del firmamento della musica. Eppure c’è stato un tempo in cui il produttore musicale aveva un ruolo diverso, di stampo più gestionale e manageriale. Prendiamo il caso di Bob Johnston, che durante gli anni Sessanta legò il proprio nome a un’importante e prestigiosa etichetta come Columbia Records. Il produttore texano, nato a Hillsboro nel 1932 prima di diventare uno degli uomini di punta di John Hammond, si era fatto strada nel mondo della musica scrivendo canzoni e collaborando con Elvis Presley e Joy Byers. Tuttavia il suo nome è legato in maniera indissolubile ad artist...

Blonde on Blonde

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Quel sottile, selvaggio suono mercuriale Blonde on Blonde , è il settimo disco realizzato in studio da Bob Dylan la cui durata corrisponde a 7 2 minuti e 5 7 secondi.  Buona parte dell’accompagnamento (e del vestito sonoro) di Blonde on Blonde venne garantito da musicisti di Nashville specializzati in sessioni di registrazione come Charlie McCoy e la futura star Joe South. Va detto che molti di loro non erano abituati a lavorare con musicisti di ambito rock, ma presero confidenza con questi pezzi complessi in modo piuttosto rapido, garantendo la giusta atmosfera, anche quando un brano come “Sad Eyed Lady” continuava ad andare, senza indicazioni sul momento in cui sarebbe finita. I musicisti di Nashville hanno dato ai testi di Dylan, tipicamente ambigui, il supporto più rilassato e solidamente musicale che abbiano mai avuto. Un mix notevole di liriche, che si muove tra la descrizione realistica e quella iper-realistica. Bob Dylan dichiarò: “Il momento in cui sono arrivat...