Time Out of Mind (1997) Un trionfale ritorno per Bob Dylan . Time Out of Mind è il trentesimo lavoro in studio di Bob Dylan, nonché uno dei suoi più grandi successi, riconosciuto dalla critica, dal pubblico, e per una volta anche dai premi che ricevette. Oggi può suonare strano, ma questo disco venne salutato come Album of the Year , davanti a produzioni come Flaming Pie di Paul McCartney e OK Computer dei Radiohead . Nonostante venga pubblicato come cd singolo, Time Out of Mind è in realtà un doppio album in studio. Wikipedia afferma si tratti del primo doppio dai tempi di Self Portrait (1970), ma in realtà l’ultimo era stato The Basement Tapes (1975). La durata complessiva sarà di 72 minuti e 50 secondi, con il solo brano Highlands che raggiunge doppia cifra, arrivando a 16 minuti e 31 secondi. Registrato negli imponenti Criteria Studios di Miami, il lavoro si avvale nuovamente di Daniel Lanois in cabina di regia. Per certi versi possiamo considerarlo una sorta di seq...
Highway 61 Revisited: 60 anni oggi! How does it feel, How does it feel, To be on your own, Like a complete unknow, Like a rolling stone? Highway 61 Revisited è uno dei dischi spartiacque della storia del rock. Solo che quando uscì il concetto stesso di rock, senza roll, non era ancora stato delineato e messo a fuoco. Non solo: c'è da compiere diversi passi indietro, sostenendo come all'epoca, molti dei nostri eroi e miti musicali, non si erano ancora manifestati, o non stavano lottando per ottenere successo. In effetti prima di quel 30 agosto 1965, c'erano solo Dylan (non ancora affermato in ambito di musica elettrificata) i Beatles, gli Stones (che erano poco più di una promettente blues band), gli Animals e i Kinks. Basta così. Una lista breve, concisa. Dopo le cose sarebbero invece cambiate, un po' per tutti, inclusi i fruitori di musica pop rock. Le ragioni? Semplici. Questo disco oltre a contribuire a gettare le basi dell'ascolto di un 3...
Andammo a vedere il menestrello | Bob Dylan al San Vito e tutto quello che non c'era prima del 2006 Non ho mai scritto pezzi dove raccontassi le sensazioni di un concerto visto dal vivo di una leggenda vivente. Meno ancora di una leggenda che anni dopo avrebbe anche vinto un cazzo di Premio Nobel. Ma le cose a volte seguono uno schema e un plot narrativo che è qualcosa di più intricato e pazzo di un film di David Lynch. Almeno per quello che mi riguarda, per le cose che ho visto, seguito, amato e dimenticato. Questo non è esattamente il resoconto di un concerto visto sotto effetto di trip del 2006, questi sono frammenti, schegge impazzite di un crazy diamond, sopravvissuto a sé stesso, a Bob Dylan e a quella pazza, strampalata e balorda estate del 2006. Ero reduce da un viaggio fatto a Cork, dove ero andato a trovare mio fratello, un po' di fortuna e per dimenticare la mia disfunzionale storia d'amore con Simona. Prima di partire per Cork, passai una notte a Roma a cas...
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