Le migliori frasi di apertura delle canzoni di Dylan
Le 10 migliori frasi di apertura dei brani scritti da Bob Dylan
Quanto è bravo Bob Dylan come scrittore? Non chiederlo a me, chiedilo alle tue icone musicali. Quando Leonard Cohen fu interrogato sul fatto che Dylan avesse vinto il Premio Nobel per la Letteratura, disse che era come “attaccare una medaglia al Monte Everest per essere la montagna più alta”. In altre parole, è ovvio: un dato di fatto, qualcosa che soltanto i più illusi negano.
Bruce Springsteen è così ossessionato dai testi di Dylan che si definisce suo debito: “È il padre della mia musica. All’inizio mi ha fornito un’immagine di un paese che riconoscevo. Un paese che sembrava vero, che sembrava la verità”.
Dylan è così bravo a scrivere testi che, dalle prime parole delle sue canzoni, diventa chiaro qual è il tema di un brano e che sarà qualcosa di eccezionale. Non ci credi? Ecco dieci delle frasi di apertura più grandi che Dylan abbia mai scritto.
1. All Along the Watchtower
“There must be some kind of way out of here, said the joker to the thief.”
Anche se questo brano è ampiamente considerato un pezzo di Jimi Hendrix, in realtà fu scritto originariamente da Bob Dylan. Dylan stesso riconobbe che si potevano fare cambiamenti alla canzone — per esempio quando ascoltò la versione di Hendrix cambiò la struttura per adattarla meglio alla chitarra dell’artista — ma sapeva che quelle parole non avevano bisogno di essere cambiate.
C’è qualcosa di ipnotico in quella frase, che introduce temi di evasione e simbolismo. Non ci sono molte canzoni che riesci a riconoscere già solo da sedici parole, eppure questa lo fa.
2. One More Cup of Coffee
“Your breath is sweet, your eyes are like two jewels in the sky.”
Un verso è buono se è il tipo di frase che potresti scrivere su un tovagliolo e farla sembrare romantica anziché imbarazzante o sdolcinata. L’immagine qui è dolce e riflessiva, ma la storia raccontata dalla canzone è molto più triste: parla di un uomo che deve dire addio al suo amore per entrare nella “valle sottostante”.
Questa frase di apertura stabilisce perfettamente il tono, dandoci subito una sensazione di malinconia.
3. Knockin’ On Heaven’s Door
“Mama, take this badge off of me, I can’t use it anymore.”
Come si cattura il cuore di chi ascolta già dalle prime parole? In questo caso Dylan lo fa iniziando da un punto di vista insolito: la prima frase è pronunciata da uno sceriffo morente che chiede a sua madre di togliersi il distintivo perché non può più servire. È un’immagine struggente e diretta.
Questa canzone è una delle più reinterpretate di Dylan, eseguita da Guns N’ Roses e Bruce Springsteen, ma per molti la parte più commovente è proprio quella frase iniziale.
4. This Wheel’s On Fire
“If your memory serves you well, we were going to meet again and wait.”
La storia dietro questo brano è interessante: Dylan lo scrisse insieme al bassista dei The Band, Rick Danko, subito dopo un quasi fatale incidente in moto. In quella frase si sente subito un senso di attesa, di promessa e di mistero: sembra quasi l’inizio di un romanzo.
5. Desolation Row
“They’re selling postcards of the hanging.”
È una frase d’apertura piuttosto scioccante, e quindi merita tutto l’onore che riceve: cattura immediatamente l’attenzione. Ciò che la rende ancora più potente è che si basa su una storia vera: nel Minnesota, quando Dylan era bambino, tre uomini furono accusati di uno stupro e una folla li impiccò, e il giorno dopo venivano vendute cartoline con immagini dell’impiccagione.
6. Like a Rolling Stone
“Once upon a time you dressed so fine, threw the bums a dime in your prime, didn’t you?”
Molti considerano Like a Rolling Stone come una delle migliori canzoni mai scritte, e la prima frase è all’altezza della fama del pezzo. Inizia come se fosse una fiaba — “C’era una volta…” — ma subito si trasforma in un giudizio tagliente su qualcuno che una volta stava bene ma ora si trova senza nulla. È poesia pura fin dalle prime parole.
7. Tangled Up In Blue
“Early one morning the sun was shining, I was laying in bed, wondering if she’d changed at all.”
Lou Reed disse che a differenza sua, Dylan usa immagini e metafore che creano vere e proprie piccole “scenette” nella mente dell’ascoltatore. Qui, dal primo verso, entriamo subito nella mente di qualcuno che si chiede se la persona amata sia cambiata — ed è un modo perfetto per introdurre il tema di una relazione che si disfa e si ricompone.
8. The Times They Are A-Changin
“Come gather round people wherever you roam, and admit that the waters around you have grown.”
Il tema del cambiamento è al centro di questo classico. Questa canzone divenne un inno per la giovane generazione frustrata dal mondo che la circondava. La frase di apertura è un invito: Dylan dice alle persone di riunirsi e riconoscere che “le acque attorno a voi si sono ingrossate” — metafora di un mondo che sta cambiando rapidamente. È un appello collettivo all’azione.
9. It’s Alright Ma (I’m Only Bleeding)
“Darkness at the break of noon, shadows even the silver spoon.”
Dylan stesso ha detto che questa è una delle sue migliori canzoni, e quella prima frase è solo l’inizio di ciò che è considerato uno dei più grandi testi mai scritti. Il verso richiama l’immagine di un’esplosione nucleare — il sole oscurato — ed è una dichiarazione potente sul rifiuto di un mondo moderno privo di valori autentici.
10. My Back Pages
“Crimson flames tied through my ears, rolling high and mighty traps.”
Quando le persone ascoltarono le prime canzoni di Dylan, molti pensarono che fosse un autore politico, ma lui rifiutò sempre quell’etichetta. Con brani come My Back Pages iniziò una nuova fase del suo suono, riflettendo su una giovinezza sprecata e guardando avanti. Questa frase di apertura ha la forza di catturare subito chi ascolta, rimanendo una delle più memorabili del suo repertorio.
Conclusione
C’è un motivo se le frasi di apertura di Bob Dylan continuano a essere citate, studiate e imitate come piccoli atti fondativi della canzone moderna. Non sono semplici incipit efficaci ma veri e propri dispositivi narrativi che, in pochi secondi, stabiliscono un mondo, un tono, una tensione morale. Dylan non “attira” l’ascoltatore con un trucco retorico: lo trascina subito dentro una storia che sembra già in corso, come se arrivassimo sempre un attimo dopo l’inizio di qualcosa di più grande.
In queste aperture convivono oralità e letteratura, cronaca e mito, Bibbia e strada, fiaba e disincanto. Che si tratti di un’impiccagione trasformata in cartolina, di un dialogo enigmatico tra un giullare e un ladro, o di un semplice risveglio mattutino carico di nostalgia, Dylan riesce a condensare in una sola immagine l’intero spettro emotivo della canzone. È qui che si coglie la sua grandezza: non nel virtuosismo verbale fine a se stesso, ma nella capacità di rendere immediatamente riconoscibile una verità umana, spesso scomoda, mai addomesticata.
Non è un caso che questa visione emerga con chiarezza anche nelle sue parole pronunciate in Masked and Anonymous: «Sono sempre stato un cantante e probabilmente niente di più. Le cose stanno cadendo a pezzi, specialmente il buon ordine di regole e leggi. Sali su una vetta più alta e vedrai saccheggi ed omicidi. La verità e la bellezza sono negli occhi di chi ci guarda ed io ho smesso di cercare di capire cosa succede molto tempo fa». In questa dichiarazione c’è la stessa postura che anima le sue opening lines: uno sguardo disincantato, laterale, che registra il caos senza pretendere di ordinarlo.
Le frasi iniziali delle sue canzoni funzionano come soglie. Una volta oltrepassate, non si può più restare spettatori passivi. Dylan chiama in causa chi ascolta, lo costringe a prendere posizione, a ricordare, a interrogarsi. È anche per questo che le sue canzoni resistono al tempo e ai cambiamenti di contesto: perché non spiegano il mondo, lo mettono in movimento. E in quell’attimo iniziale, in quella prima riga pronunciata con apparente semplicità, continua a risuonare l’eco di una scrittura che non ha mai smesso di cercare, e di sfidare, la verità.
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