A proposito di Desire
Quando Desire esce nel gennaio del 1976, Bob Dylan ha trentacinque anni ed è già passato attraverso più “vite artistiche” di quante ne bastino a costruire una leggenda. La stagione folk, la svolta elettrica, il periodo country, il ritiro domestico, il ritorno pubblico con Planet Waves e Blood on the Tracks hanno prodotto una figura che non è più semplicemente un songwriter ma un sistema mobile di identità, ruoli, maschere. Desire arriva in questo punto preciso della traiettoria: subito dopo il trauma emotivo e artistico di Blood on the Tracks e in contemporanea con la Rolling Thunder Revue, che non è solo un tour ma un’idea di comunità, di teatro itinerante, di circo popolare e politico. Non è un caso che Desire sia, insieme, uno dei dischi più narrativi e più performativi di Dylan, il più “parlato” e il più fisico, il più letterario e il più collettivo. Cinquant’anni dopo, Desire resta un oggetto anomalo e per certi versi irriducibile. È un capolavoro riconosciuto e un best se...